Tanti lo hanno sentito nominare, ma forse pochi sanno davvero cos’è. Parliamo dell’Ets, sigla che sta per Emission Trading System. In italiano potremmo tradurlo come “Sistema per lo scambio di quote di emissione”. È uno dei principali meccanismi usati dall’Unione europea per combattere il cambiamento climatico.

Introdotto nel 2005, il sistema è adesso protagonista di una riforma storica, al centro dell’ultimo accordo tra Europarlamento e Consiglio dell’Ue. Ma c’è un’altra novità: accanto al meccanismo tradizionale, nasce ora l’Ets II, che guarda a edifici e trasporti. Facciamo quindi un recap sul loro funzionamento e vediamo cosa hanno deciso le Istituzioni europee.

Come funziona l’Ets

L’Ets si applica agli impianti grandi emettitori d’Europa, che hanno a disposizione un numero predefinito di quote CO2 consentite, da scambiare su un apposito mercato. Chi emette di meno può vendere i suoi permessi e guadagnarci sopra, mentre chi emette di più è costretto a comprare quote verdi per ripagare l’impatto sull’ambiente. In poche parole, l’intero sistema si può sintetizzare nel principio “Chi inquina paga”. L’Ue organizza periodicamente delle aste per alimentare questo mercato.

Il numero totale di quote è limitato da un tetto fissato dall’Europa, che viene abbassato progressivamente seguendo un “tasso di riduzione annuo” (linear reduction factor). Così le quote rimanenti assumono sempre più valore e, di volta in volta, possono essere acquistate a prezzi più alti: un meccanismo che spinge le aziende a emettere di meno.

Infografica Ue che spiega come funzionano gli Ets

Le novità

Con Fit for 55, la Commissione europea aveva proposto un giro di vite, appena rivisto e modificato da Europarlamento e Consiglio dell’Ue. L’obiettivo è ridurre le emissioni del 62% rispetto al 2005: un punto percentuale in più di quanto chiesto dall’esecutivo Ue.

Per raggiungere il target, il tetto massimo verrà abbassato di 90 Mt di CO2 equivalenti nel 2024 e di 27 Mt nel 2026 (per un totale di 117 milioni). Ma non solo, perché ci sarà una stretta anche al tasso di riduzione annuo, che dal 2,2% di oggi passerà al 4,3% nel 2024-27 e al 4,4% dal 2028-30. Ancora, le quote gratuite andranno cancellate gradualmente, seguendo lo schema seguente.

  • 2026: 2,5%
  • 2027: 5%
  • 2028: 10%
  • 2029: 22,5%
  • 2030: 48,5%
  • 2031: 61%
  • 2032: 73,5%
  • 2033: 86%
  • 2034: 100%

Cos’è l’Ets II

L’altra notizia, come accennato, è l’avvento dell’Ets II per i distributori di combustibili destinati a edifici e trasporto su strada. Entrerà in vigore nel 2027 (anche se la Commissione Ue avrebbe voluto nel 2026), ma potrebbe essere ritardato di un altro anno, al 2028, se “i prezzi dell’energia saranno eccezionalmente alti”, come specificano le Istituzioni europee.

“Inoltre – aggiungono – sarà creato un nuovo meccanismo di stabilità dei prezzi per garantire che, se il prezzo di una quota nell’ambito dell’Ets II supera i 45 euro, vengano rilasciate 20 milioni di quote aggiuntive”.