Minerali 'strani' quanto ci costate! E poi...quanto pesate! Per non parlare della collocazione geografica di litio, cobalto and company, che per l'Europa rappresenta un problema tutt'altro che secondario.

Basti pensare che un'auto elettrica contiene in media 207 chili di minerali vari, tra cui grafite, rame, cobalto, nickel, terre rare, litio e manganese (usati per la costruzione delle parti elettriche ed elettroniche) contro i 33,6 chili di un'auto tradizionale: 6 volte la quantità di minerali usati per una vettura con il motore a combustione interna.

A mettere sulla bilancia le materie prime critiche (Crm, Critical raw materials) necessarie per la transizione è il rapporto 'Med & Italian Energy Report 2023', a cura del SRM, il Centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, presentato oggi al Parlamento Europeo. 

Estrazione terre rare

Estrazione delle terre rare

Materie critiche e terre rare

Lo studio, che correttamente distingue tra materie prime critiche e terre rare (Scandio, Ittrio, Lantanio e altre 14 impiegate nell'automotive in misura residuale: non nelle batterie, ma per i rotori dei motori a magneti permanenti), soppesa anche le altre tecnologie green.

Per esempio, il solare fotovoltaico richiede grandi quantità di rame, le turbine eoliche fanno affidamento su rame, terre rare, manganese e nichel, le batterie agli ioni di litio utilizzano tutte le materie critiche eccezione del platino e delle terre rare, i motori elettrici hanno bisogno di rame e, come detto, di terre rare. Per produrre una pala eolica offshore serve una quantità di Crm 9 volte superiore rispetto a un impianto a gas.

"Non mettiamo in dubbio la necessità di una transizione energetica sostenibile, ma dobbiamo considerare che le concentrazioni territoriali che riguardano litio, cobalto, rame e terre rare espongono l'Unione Europea a rischi geopolitici, che dovrà affrontare", ha spiegato Massimo Deandreis, Direttore generale del SRM.

zf i2sm motore elettrico senza magneti e senza terre rare

Ma dove si trovano questi minerali? Le quote più elevate sono in Congo per il cobalto (66%), in Australia per il litio (54%), in Cina per la grafite naturale (65%) e le terre rare (65%) e in Sud Africa per il platino (72%).

Mediterraneo a secco

In questo contesto, evidenzia il rapporto, "i Paesi mediterranei, e in particolare quelli europei, hanno una disponibilità limitata di tali risorse. Solo il Marocco è compreso tra i primi tre produttori mondiali di fosforo". Un fatto che pò condannare l'area "a nuove dipendenze rilevanti, a causa del nuovo paradigma determinato dalla transizione energetica", 

"Per prevenire e contrastare queste criticità, considerando che per raggiungere i propri obiettivi al 2050 l'Europa avrà bisogno di utilizzare, per esempio, un ammontare di terre rare pari a 26 volte il volume attuale".

Foto - Il giacimento di terre rare più grande in Europa

La mappa del giacimento pù grande in Europa di terre rare nella Lapponia svedese

L'Unione europea ha proposto nel 2023 il Critical Raw Materials Act, delineando misure per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche. L'obiettivo di questa legge è quello di raggiungere almeno il 10% dei consumi annuali dell'Ue coperti dall'estrazione interna, il 40% relativo alla lavorazione interna, il 15% coperto dal riciclo interno e non più del 65% coperto da un singolo Paese terzo", conclude lo studio.