Climatizzazione e qualità dell’aria: i segreti per essere efficienti
House of Motor1, la nostra redazione, è diventata un laboratorio a “cielo aperto”: oggi vi raccontiamo il sistema di climatizzazione realizzato con Bosch
Per stare bene, ogni essere umano deve bere circa 2 litri d’acqua al giorno. Sapete invece quanta aria inaliamo ogni giorno? Più o meno 14 chili. Da qui la domanda: voi berreste acqua sporca? Avete capito dove voglio parare. Perché spesso non ci facciamo caso, ma respirare aria pulita è fondamentale per la nostra salute.
E, dunque, vivere un ambiente - casa o ufficio - che permetta di vivere in maniera più sana fa la differenza. Oggi vi parlo dei sistemi di climatizzazione, prendendo come esempio il sistema che abbiamo installato nella nostra House of Motor1.
Progettare un impianto: cosa sapere?
Quindi la qualità dell’aria è fondamentale. Non è una notizia, anche se tendiamo a scordarlo. Ne parliamo spesso quando ci riferiamo alle auto, ma effettivamente anche gli ambienti non sono da meno. E mai come in questo periodo è una valanga di input fra climatizzatori, purificatori, deumidificatori e via discorrendo.
Nella House of Motor1 serviva un sistema complesso per la climatizzazione e la qualità dell’aria
Ecco, nella progettazione di un impianto di climatizzazione, pensare - per esempio - al ricambio d’aria sembra un qualcosa di poco conto, ma fa molta differenza. E per farvelo capire parto da una similitudine automobilistica. Immaginate di guidare per ore e ore con il clima della vostra auto impostato solo sul riciclo d’aria. Dopo un po’ l’ossigeno si consumerà, l’aria sarà più “povera” e pesante e magari i vetri si appanneranno. La classica aria viziata, con più CO2 (anidride carbonica).
Ecco, lo stesso avviene quando viviamo in un ambiente che non offre ricambio d’aria. E spesso i sistemi di climatizzazione più semplici lavorano cosi, senza scambiare aria. Per la vita a casa, ma anche per un posto di lavoro, questo significa una peggior qualità di quell’aria che respiriamo.
È perciò fondamentale avere le idee chiare, per vivere al meglio. Andiamo però con ordine. Come si progetta un impianto? Da cosa si parte per far sì che, oltre a offrire una buona qualità della vita, permetta anche di utilizzare l’energia in maniera corretta ed efficiente? Semplice: si cerca di capire le necessità a seconda delle esigenze, dei nostri spazi (senza addentrarci poi sulla quesitone costi). Insomma, non c’è un’unica soluzione.
E l’abbiamo voluto provare... sulla nostra pelle; pardon: sui nostri polmoni, installando un sistema VRF.
Un impianto VRF: cosa significa?
Ok, ma cosa significa impianto VRF? Ce lo ha spiegato Bruno Ugo Marocchi, Pre Sales Engineer di Bosch.
“VRF indica il sistema a 'volume di refrigerante variabile'; è un sistema professionale per la climatizzazione, il riscaldamento e il raffreddamento dell’aria ed è un sistema che viene proposto in ambito commerciale su grandi edifici. Serve per migliorare il comfort controllando la temperatura in ambiente. Per fare un paragone rispetto a un sistema residenziale, in quello ci si aspetta il classico splittino sopra la porta, questo invece è più complesso e variegato.
Ecco, un sistema del genere è più variegato in tema di soluzioni. In questo caso si possono avere - in termini di scelta - cassette, canalizzazioni, soluzioni a pavimento. Più di ogni altro elemento, comunque, varia la capacità o la potenza a disposizione, elemento questo, che va analizzato a monte, da preferire a seconda delle esigenze e delle situazioni. O, cosa da non sottovalutare, le distanze, decisamente importanti”.
Air Flux 5300A (C) Bosch
Nel nostro caso, installare il classico split casalingo sarebbe stato tanto inutile quanto inefficace. È una questione di “misure”, ovviamente. Per la House of Motor1, abbiamo avuto a disposizione un motore, che abbiamo potuto installare a 35 metri di distanza, da 40 kW nominali di potenza. È un sistema a pompa di calore con efficienza superiore a uno.
Alt... che vuol dire? Non serve prendere la calcolatrice, ve la spiego facilmente. Per 1 kWh di energia elettrica utilizzato, si riescono a rendere 3-4 kWh di energia termica o frigorifera. In pratica, spendo uno per avere tre o quattro. Guardando al portafogli, con 40 kW di potenza il consumo elettrico sarà di un terzo o un quarto.
Non di solo motore però vive un progetto del genere, ma per riuscire a gestire quantità e qualità dell’aria serve anche un sistema di controllo centralizzato che permetta, con un unico device, di controllare, gestire, programmare più ambienti raggiunti da elementi a terra o da canalizzazioni.
Una soluzione per ambiente
Ogni ambiente ha uno studio alla base e... una soluzione. Per la nostra redazione, ci sono zone interne che sfruttano un climatizzatore a pavimento, mentre nel nostro open space abbiamo deciso di realizzare un qualcosa di più sfidante, sfruttando ovviamente la fisica e l’idea di una canalizzazione in stile industrial, visto che ci troviamo in un ambiente nato nei primi del Novecento, sfruttando l’altezza elevata e, attraverso una serie di microfori, dislocando l’aria in maniera equilibrata.
Una soluzione per ogni ambiente
Fra l’altro, con questo sistema si può ovviare anche al problema della stratificazione in inverno, considerando come - la fisica ce lo insegna - l’aria fresca va verso il basso e l’aria calda va verso l’alto.
Per gestire la temperatura, abbiamo dislocato anche dei sensori sui termoregolatori e attivato il sensore di temperatura.
Ogni ambiente è regolato anche da un Air Center Control, sistema Bosch che permette di gestire, variare e analizzare l’areazione. In questo modo si può personalizzare ogni singolo posto e locale a seconda delle necessità.
L’Air Center Control – ACC MT di Bosch
Ossigenare un ambiente
Ora però voglio tornare su uno dei noccioli della questione. Che è quanto vi dicevo all’inizio, ovvero l’ossigenazione di un ambiente, a maggior ragione di un open space abitato da tante persone per tante ore.
La chiave di questo sistema è quello di non aver bisogno di aprire la finestra per cambiare l’aria, visto che, coerentemente e congiuntamente a quanto fatto per la climatizzazione, abbiamo sviluppato un sistema di ventilazione meccanica per il ricambio d’aria.
E questo è fondamentale! Ovviamente c’è una normativa che legifera in materia, ma anche e soprattutto perché in un ambiente frequentato, con il passare delle ore, l’ossigeno si consuma, il livello di anidride carbonica aumenta. Più CO2 abbiamo più si lavora male; sono molto importanti sia la parte relativa al clima, sia la parte di qualità dell’aria interna.
Un livello di ossigeno più efficace significa mantenere la concentrazione durante l’orario di lavoro, molto banalmente.
Ok, ma come avviene questo ricambio d’aria? Di cosa si ha bisogno? Un recuperatore di calore altro non fa che incrociare i flussi: quelli dell’aria viziata che deve essere estratta e espulsa e quelli dell’aria esterna che deve essere introdotta all’interno per mantenere il livello di ossigeno ottimale. In questo modo apriamo la finestra... senza aprire la finestra. E minimizziamo le perdite di temperatura. Così abbiamo due vantaggi:
- migliorare la qualità interna dell’aria
- avere un sistema energetico più efficiente, con minori consumi
Tutto chiaro allora? Abbiamo sfruttato l’installazione del nostro impianto all’interno della House of Motor1 per farvi capire come l’utilizzo dell’energia sia un fattore chiave, fondamentale per risparmiare, sì, ma anche per usare al meglio questa stessa energia che abbiamo a disposizione. Un guadagno per la bolletta, certo, ma anche per la salute.
Fotogallery: Bosch - sistema VRF
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