Con la rielezione di Trump, stop a Tesla Giga Messico?
La fabbrica di auto elettriche è ferma da un anno e mezzo. Elon Musk rivede i piani alla luce di impegno politico e addio alla Model 2?
Quando Tesla annunciò la nuova Gigafactory in Messico, nel marzo del 2023, tutti esultarono per la win-win situation. La gente del posto e la Casa avrebbero infatti trovato - rispettivamente - lavoro e manodopera conveniente nella produzione di auto elettriche. Ma adesso, 20 mesi dopo, nessuna traccia della fabbrica nello Stato federato di Nuevo Leon.
Perché? Se lo chiede anche il ministro dell'Economia locale, Marcelo Ebrard, impaziente - come il resto del Governo per la mancanza di risposte da parte di Elon Muk.
"Organizzerò presto un incontro con lui per farmi dire esattamente cosa pensa e cosa possiamo fare per l'avanzamento del progetto", dichiara in un'intervista a Radio Formula riportata da USA Today e altri organi di stampa.
Tutta colpa della politica
Tesla progettava inizialmente di procedere alla stessa velocità record di Giga Shanghai, immaginando di chiudere i cantieri entro fine 2024. Aveva ottenuto permessi, autorizzazioni e benedizione dei funzionari locali. Le prime vetture sarebbero dovuto uscire dalle linee di produzione nel primo trimestre del 2025. Poi, però, nulla di fatto.
Tesla EVs
Qualche mese dopo, il ceo, fresco di appoggio all'appena rieletto presidente Donald Trump, aveva rivelato che Tesla avrebbe sospeso i lavori, per eventualmente riprenderli dopo la chiamata alle urne.
"Dobbiamo capire come staranno le cose dopo le elezioni", le sue parole. "Trump ha detto che metterà dazi pesanti sui veicoli prodotti in Messico. Quindi non ha senso investirci molto. Vedremo come si evolverà la situazione dal punto di vista politico".
Tentar non nuoce
Ora che conosciamo il prossimo inquilino alla Casa Bianca, la minaccia di Trump di imporre nuove tariffe rende improbabile la conferma dell'investimento messicano. Bisogna pure considerare che i piani di Tesla sono cambiati con l'addio alla Model 2, da costruire a Nuevo Leon e sostituita poi dal robotaxi Cybercab.
Ma Ebrard non si arrende, perché l'auto rappresenta il 3,6% del Pil nazionale e, considerata la spada di Damocle delle nuove tasse sull'import-export, salvare l'amicizia con Musk e sfruttare i buoni uffici con The Donald potrebbe essere molto utile all'economia.
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