L’ultima sfida dei produttori: che nome dare alle auto elettriche?
Volkswagen dice addio alla ID.4, che diventa ID. Tiguan, mentre Mercedes abbandona il prefisso E: ecco perché
Immaginate di dare a vostro figlio un nome originale e fuori dagli schemi, per poi, anni dopo, rendervi conto che chiamarlo in modo più semplice avrebbe evitato qualche presa in giro a scuola. Ecco, oggi le Case auto si trovano in una situazione simile con le gamme dei veicoli elettrici.
Fra il 2025 e l’inizio di quest’anno, alcuni costruttori hanno ripensato i propri EV: software migliori, tecnologie di bordo più avanzate, ricariche più rapide e autonomie maggiori. Dopo anni di difficoltà ingegneristiche e di sviluppo, sembra che le auto elettriche stiano finalmente arrivando al punto giusto.
Nel solco della tradizione
Eppure, in qualche modo, i brand continuano a inciampare su aspetti basilari come i nomi dei modelli; un aspetto che, però, sembra destinato a cambiare. Citando come fonte il sindacato tedesco IG Metall, Automotive News riporta che il crossover Volkswagen ID.4 verrà ribattezzato ID. Tiguan; nome che suona familiare a chiunque abbia sfogliato il catalogo dei SUV Volkswagen a motore termico.
Volkswagen ID.4, futura Volkswagen ID. Tiguan
E il marchio di Wolfsburg non è l’unico a rivedere le denominazione delle proprie auto elettriche.
Una parte fondamentale di questo “reset” consiste nell’abbandonare nomi a tratti goffi e dal sapore futuristico, a favore di denominazioni più semplici e riconoscibili, riprese da più popolari modelli a combustione. La familiarità genera fiducia e, come sappiamo, la fiducia è fondamentale, soprattutto quando si tratta di vendere una tecnologia nuova.
Nomi come Mercedes-Benz GLC 400 4Matic with EQ Technology o Toyota bZ4x rischiano di creare problemi. Vendere uno stile di vita elettrico è già abbastanza difficile; aggiungere nomi che sembrano password Wi-Fi non aiuta certo le vendite.
Va detto che i costruttori tradizionali partono da una posizione complessa rispetto a startup come Tesla o Rivian, perché portano con sé storia e “bagagli” del passato. Fare leva su nomi storici può aggiungere significato e fiducia, mentre un branding autoreferenziale rischia di confondere o persino allontanare i clienti.
La buona notizia è che ora le Case sembrano consapevoli del problema e stanno intervenendo.
Volkswagen ha dichiarato lo scorso anno di introdurre una nuova strategia di denominazione, più intuitiva, per la gamma elettrica ID., con l’obiettivo di migliorare il riconoscimento dei modelli. Le future auto elettriche prenderanno in prestito i nomi delle controparti a benzina, segnando di fatto la fine delle denominazioni numeriche come ID.3, ID.4 e ID.7. Il cambiamento partirà con il concept ID. 2all, che nella versione di produzione si chiamerà semplicemente ID. Polo.
L’obiettivo dichiarato è avvicinare le gamme a benzina ed elettriche e rendere più semplice far comprendere dimensioni e posizionamento dei veicoli. Un portavoce dell’azienda ha comunque rifiutato di commentare il report relativo al cambio di nome dell’ID.4.
Non solo Volkswagen
Intanto Mercedes si muove nella stessa direzione. I primi modelli elettrici, come EQE ed EQS, erano stati concepiti come alternative elettriche dirette delle Classe E e Classe S. I modelli più recenti hanno invece adottato una formula diversa, per molti più macchinosa, aggiungendo la dicitura “with EQ Technology” al nome.
La versione elettrica della Classe G, ad esempio, si chiama G580 with EQ Technology: una denominazione decisamente lunga.
Mercedes G 580 with EQ Technology
Ora Mercedes vuole rivedere questa impostazione. Il cto Markus Schäfer ha dichiarato a Edmunds che non è più necessario distinguere in modo marcato tra modelli elettrici e termici. Ha inoltre lasciato intendere che, in futuro, le auto elettriche potrebbero adottare le stesse denominazioni alfanumeriche delle versioni a combustione, eventualmente con l’aggiunta della parola “Electric”.
Ma Volkswagen e la Stella a Tre Punte non sono soli. Toyota, ad esempio, ha semplificato la denominazione dei suoi modelli ibridi plug-in già lo scorso anno. RAV4 Prime e Prius Prime sono ora indicati sul sito ufficiale come RAV4 Plug-In Hybrid e Prius Plug-In Hybrid, evitando ai potenziali clienti di dover interpretare cosa significhi “Prime”.
Un cambiamento più significativo è arrivato quando Toyota ha abbandonato il nome bZ4x per il suo crossover elettrico, scegliendo semplicemente bZ, abbreviazione di “beyond zero”.
Toyota bZ (2026)
Audi sembra aver trovato una soluzione più coerente basata su una nomenclatura alfanumerica. Il suo primo SUV elettrico moderno era stato lanciato come e-tron, per poi essere rinominato Q8 e-tron.
Per un certo periodo, la Casa dei Quattro Anelli aveva annunciato che i modelli elettrici sarebbero stati identificati da numeri pari (A6, Q6), mentre quelli a combustione avrebbero mantenuto numeri dispari (A5, Q7). Lo scorso anno Audi ha però cambiato rotta, riallineando più chiaramente i modelli elettrici a quelli tradizionali. L’idea pari/dispari è stata abbandonata e in futuro le vetture elettriche potrebbero avere esattamente lo stesso nome delle controparti termiche, con la sola aggiunta della dicitura “e-tron”.
Volvo, invece, ha ripensato la strategia in modo quasi opposto. La XC40 Recharge è diventata EX40, schema che il marchio svedese sta estendendo a tutta la gamma con nomi come EX90, EX60 ed EX30. Le versioni a benzina e ibride plug-in continuano invece a utilizzare la sigla “XC”.
Sulla carta i cambiamenti possono sembrare marginali, ma potrebbero contribuire a rendere le auto elettriche meno “estranee” agli occhi di nuovi e vecchi clienti.
I nomi cambieranno di nuovo tra qualche anno? Forse sì. Ma fino al giorno in cui “auto elettriche” e “auto” diventeranno la stessa cosa, è inevitabile assistere a esperimenti di marketing e rimescolamenti.
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