La ricarica in Europa vista da un americano che viaggia in auto elettrica
Viaggio dalla Romania all’Austria, passando per l’Italia, a bordo di diversi modelli a batterie. Risultato? Nessun problema alle colonnine
Seguo l’auto elettrica da quasi dieci anni e posso testimoniare diverse evoluzioni del settore. I primi modelli erano ancora lenti, poco emozionanti, con tempi di ricarica interminabili e, non dimentichiamo, prezzi molto alti.
Tutto è cambiato con l’arrivo di Tesla, che ha scosso l’industria costringendola a reagire. Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante e, soprattutto in Europa, vanta più opzioni a lunga autonomia, con qualità e varietà superiori.
Resta solo un grande problema: la ricarica pubblica. Anche con una batteria capace di garantire ore di guida, resta l’ansia di arrivare alle colonnine con poca autonomia e trovarle fuori servizio.
O forse no? Dopo aver attraversato il Vecchio Continente alla guida di diversi modelli elettrici e testato più reti di ricarica in occasione dell’Eurocharge by Schaeffler, mi è chiaro che l’ansia da ricarica non è un problema.
Ecco cosa ho scoperto dopo migliaia di chilometri in viaggio.
Ricarica ad alta potenza in tutta Europa
Nella prima parte del percorso, dalla Romania all’Ungheria fino in Austria, io e altri partecipanti abbiamo sfruttato la rete di un solo operatore: OMV eMotion, uno dei tanti con colonnine potenti e affidabili.
Ionity, invece, ha una presenza significativa una volta superata la Romania e l’abbiamo usata in Svizzera e Italia, percorrendo alcune delle più celebri strade alpine.
Ma a prescindere dalla rete, anche sulle autostrade più trafficate non abbiamo dovuto attendere più di qualche minuto per trovare uno stallo libero, persino nelle stazioni con oltre 20 colonnine veloci. L’attesa è stata l’eccezione, non la regola.
In pratica, non ci siamo mai sentiti limitati dalla rete. E anche con un’auto elettrica, non siamo dovuti scendere a compromessi rispetto a un tradizionale viaggio con motore a combustione. In una sola giornata, dal nord Italia all’Ungheria orientale, abbiamo percorso 1.126 km. E non sono state le batterie a fermarci.
Andare lontano
Questa è stata inoltre la distanza maggiore che abbiamo percorso in un solo giorno, a bordo della BYD Seal con batteria da 82,9 kWh. La giornata è iniziata a Commezzadura, in Italia (provincia autonoma di Trento), con la batteria caricata al 100% in hotel. Dopo 362 km fino a Salisburgo (col 6% residuo), abbiamo collegato l’auto a un caricatore da 300 kW e siamo andati a fare shopping per un’ora.
Tornati a una vettura completamente carica, abbiamo proseguito per altri 274 km fino a Kapfenberg, dove siamo arrivati con il 23% e abbiamo ricaricato al 71% in 23 minuti. Un’ulteriore sosta dopo 144 km a Parndorf, in Austria, ci ha portato al 77% in 21 minuti.
Da lì, abbiamo raggiunto Budapest (193 km) col 21% residuo, ricaricando per 35 minuti fino all’84%, più che sufficiente per arrivare a Szeged, a 154 km di distanza, dove siamo giunti con il 34% e una ricarica completa in hotel per la notte.
In totale, esclusa la ricarica iniziale e quella in hotel, abbiamo immesso 213,8 kWh nella batteria della Seal, con un costo variabile tra 85 e 170 euro, a seconda del gestore. Un’auto a combustione, con consumi medi di 6 l/100 km e carburante a 1,6 €/l, ci avrebbe fatto spendere circa 74 euro.
Certo, la benzina costerebbe meno. Ma ricaricare gratis di notte in hotel riduce drasticamente la spesa: noi abbiamo usato solo colonnine pubbliche veloci, cioè le più care.
Il 95% della giornata l’abbiamo trascorso in autostrada, viaggiando a 130 km/h. La Seal ha registrato un consumo medio di 23,1 kWh/100 km, pari a 2,69 miglia/kWh. Presto BYD lancerà una versione aggiornata a 800 volt, più efficiente e veloce in ricarica.
Come fare benzina
L’esperienza è stata simile a un viaggio in auto a benzina, anche perché in alcune stazioni OMV eMotion le colonnine erano disposte come normali pompe carburanti. Si parcheggia, si collega la presa CCS, si prendono snack e ci si rilassa.
In una di queste stazioni, dietro alla nostra Hyundai Inster, è arrivato un Mercedes e-Actros 600 con rimorchio completo, pronto a ricaricare. La scena di uno dei più piccoli EV affiancato a uno dei più grandi è stata, a suo modo, impressionante. Il camionista ci ha raccontato che non tornerebbe mai a un diesel, lodando silenziosità, coppia e velocità di ricarica del mezzo elettrico.
Dieci anni fa non avrei mai osato affrontare un viaggio simile. Farlo nel 2025 è stato una rivelazione: non solo si può fare, ma è scevro da stress e richiede quasi lo stesso tempo di un’auto tradizionale.
Con aumento dell’autonomia elettrica, riduzione dei tempi di ricarica ed espansione continua delle reti, viaggi del genere saranno ancora più semplici. Quando anche l’Europa avrà colonnine da 1 MW, già diffuse in Cina, e auto capaci di sfruttarle, le lunghe percorrenze saranno identiche a quelle a combustione.
Fotogallery: Eurocharge 2025
L’espansione delle infrastrutture
Nel 2024 la rete pubblica europea è cresciuta del 35%, superando il milione di colonnine. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2024 il mondo ha aggiunto più punti di ricarica pubblici di quanti ce ne fossero nel 2020. Due/terzi dell’espansione è merito della Cina, che oggi conta il 65% delle colonnine globali e il 60% delle auto elettriche in circolazione.
L’Europa è seconda, ma non troppo distante. Dopo 4.800 km su strade di ogni tipo, posso assicurare che la rete europea è più che adeguata. Ci sono così tante colonnine che non serve neppure una batteria enorme per attraversare il continente. Ma questa è un’altra storia.
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