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Batteria scarica? Quando scatta l'allarme dei vari modelli

La tedesca Adac ha testato auto elettriche di Tesla, BYD, Volkswagen, Volvo, Kia e Nio: qualcuna avvisa al 18%, qualcun'altra al 4%

Avviso ricarica

Foto di: ADAC

Di: Dr. Stefan Leichsenring

Adattato da: Riccardo Ciriaco

24 set 2025 alle 17:00

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Quando scatta l’ansia da autonomia? Al 20%, al 10% o addirittura al 5% di batteria? La risposta dipende da esperienze personali e, soprattutto, modelli di auto elettriche, dove l’allarme scatta a livelli diversi.

La Kia EV6, per esempio, avvisa già quando la batteria è al 18%, mentre la BYD Seal lo fa soltanto al 4%. Le rilevazioni sono dell’Adac, club automobilistico tedesco corrispettivo dell’italiana Aci. Vediamo altri dati: la Volkswagen ID.3 invia il primo alert al 15% di carica, la Tesla Model Y al 14% e la Nio EL6 all’11%. Più “coraggiosa” è la Volvo EX40, che avverte solo al 6%.

Un po’ di numeri

Le segnalazioni, però, sono simili per tutti: prima compare un avviso visivo, solitamente attraverso un testo sul display, e in alcuni casi l’icona della batteria diventa arancione. Con l’abbassarsi della carica, le notifiche si fanno più insistenti e arrivano anche segnali acustici.

La potenza del motore viene poi ridotta quando la percentuale di carica scende al di sotto di una cifra. Nel caso della BYD Seal, la limitazione si attiva già al 6%, quindi ancor prima che compaia l’invito a ricaricare (al 4%). Nio, invece, abbassa la potenza solo allo 0%.

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A sinistra, le percentuali che fanno scattare l’avviso di carica; a destra, i chilometri di autonomia di riserva

Foto di: ADAC

E anche quando sul cruscotto compare “0%”, nessuna delle sei auto elettriche testate dall’Adac si ferma all’istante: ognuna dispone di una riserva che varia tra 15 e 21 km di autonomia. Bisogna però considerare fattori come maltempo, salite o età del veicolo, che possono ridurre questo chilometraggio residuo.

Ecco perché l’automobile club tedesco raccomanda di utilizzare la riserva solo in caso di emergenza. In modalità di “marcia d’emergenza”, con batteria quasi scarica, la potenza viene ulteriormente limitata a più riprese.

Cosa fare quando si rimane “a secco”

Chi resta fermo non dovrebbe mai tentare di spingere o trainare l’auto da solo. Il motore elettrico, muovendosi, può generare tensione per induzione e danneggiare l’elettronica. In più, se spento, può venir meno la lubrificazione del cambio, col rischio di gravi danni, come avverte la compagnia di assicurazioni DA direkt sul proprio sito. Le uniche opzioni sicure restano una ricarica mobile o il carro attrezzi. Al momento della chiamata al soccorso stradale o al costruttore, è importante specificare che si tratta di un’auto elettrica: il veicolo deve essere caricato su un mezzo, non trainato.

In definitiva, sottolinea l’Adac, è difficile restare a piedi “per sbaglio”: bisognerebbe ignorare diversi avvisi, spesso insistenti. Le auto elettriche offrono inoltre autonomie sempre maggiori e ricariche più veloci. Non bisogna però abbassare la guardia: al primo avviso è sempre meglio dirigersi a una colonnina.

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