Sarà otto volte più compatto e costerà la metà di un'attuale unità a magneti permanenti. Avrà 125 kW di potenza. Arriva nel 2021

Quando si parla di auto elettriche e del loro powertrain, di solito si parla di batterie. Magna, però, ha avviato un progetto che potrebbe portare a un motore rivoluzionario. Il colosso statunitense sta vagliando nuove tecnologie in collaborazione con l'Istituto di Tecnologia dell'Illinois, con l'Università del Wisconsin-Madison e il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti.

L'obiettivo è di sviluppare un motore elettrico a magneti non permanenti, idoneo per l'impiego automobilistico, da utilizzare per la prossima generazione di auto a zero emissioni, che potranno sfruttare unità più compatte, più efficienti e anche meno costose. I parametri fissati sono ambiziosi: si punta a un motore 8 volte più piccolo e che abbia costi di produzione dimezzati. In più, sarà in grado di sviluppare una potenza di 125 kW.

Pronto in due anni

Il comunicato stampa, per descrivere questo innovativo motore elettrico, usa una metafora di sicuro effetto: "sarà come avere un gallone di latte (sono quasi quattro litri) un un contenitore da una pinta (meno di mezzo litro). Non è l'unica soluzione che punta al salto tecnologico, come dimostra il motore Magnax qui sotto, che sta sviluppando unità con efficienza al 98%, ma contribuirà al salto tecnologico nel settore.

Il motore a flusso assiale yokeless Magnax promette un'efficienza del 98 percento

Sarà pronto nel 2021, anno in cui sarà sottoposto all'analisi per l'omologazione, e costerà la metà perché non utilizzerà terre rare per i magneti. Sarà invece parte di un sistema che include trasmissione e inverter all'interno di un'unico sistema di propulsione. Ci saranno materiali nuovi e inedite tecnologie per il raffreddamento e per le bobine. E per lo sviluppo si sfrutteranno i modelli di simulazione che ottimizzeranno i processi di messa a punto.

Il direttore del dipartimento tecnologico di Magna Swamy Kotagiri ha dichiarato di aver dato il via a questo progetto perché l'azienda vuole accelerare la transizione energetica del comparto automobilistico su direttive innovative, riducendo la dipendenza dalle terre rare.