Dal futuro dell’industria alle tariffe di ricarica, passando per la questione servizio pubblico: parla il segretario generale Marcozzi

La battaglia contro il Coronavirus è ancora lungi dall’essere vinta e, ad oggi, l’unica certezza è che una volta superata l’emergenza sanitaria ci troveremo davanti una società diversa. È inutile negarlo, quello che l’Italia e il mondo stanno vivendo in queste settimane rappresenterà uno spartiacque senza precedenti nella storia recente, con riflessi ancora tutti da decifrare.

Già, perché adesso, al di là delle imponenti cifre per la “ricostruzione” che promettono Governi e Banche Centrali, calcolare l’impatto economico del dramma che si sta consumando rimane un esercizio del tutto teorico. E così, rischia di essere rimesso in discussione anche il destino di un percorso, quello della transizione energetica, che sembrava ormai segnato, con l’auto elettrica portabandiera ideale di un futuro carbon neutral.

Se fino a poche settimane fa il nuovo paradigma dello sviluppo sostenibile sembrava essersi finalmente affermato, con un’Europa capofila della lotta ai cambiamenti climatici, la prospettiva del dopo-pandemia rischia di spezzare il circolo virtuoso che si stava faticosamente innescando.

Ne abbiamo parlato in questo video-approfondimento con Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E, l’associazione che riunisce in Italia i principali player attivi nella eMobility. Non solo però, perché nell’intervista sono stati affrontati tutti i principali temi legati al mondo dell’auto elettrica, dal nodo delle infrastrutture a quello delle tariffe, passando anche per l’ipotesi della ricarica come “servizio pubblico”.

Argomenti evidentemente in secondo piano rispetto alla pandemia che tutti stiamo affrontando, ma che sarebbe un errore chiudere in un cassetto. Perché quando tutto questo sarà finalmente finito, vanificare gli sforzi profusi finora per la lotta al climate change sarebbe un errore imperdonabile.