Vai al contenuto principale

Per un'esperienza più personalizzata

Ztl a pagamento per le auto elettriche? Si spieghi bene il perché

Il professor Fabio Orecchini commenta l’introduzione, dal 1° luglio, del pedaggio a Roma: ridurre il traffico o fare cassa?

Fabio Orecchini
Foto di: InsideEVs

Il 1° luglio si avvicina. Da quel giorno, anche le auto elettriche dovranno dotarsi di autorizzazione per entrare nelle Zone a traffico limitato (Ztl) di Roma.

Annunciata a fine febbraio, la misura prevede un costo ridotto del 50% rispetto ai veicoli tradizionali ed è stata giustificata dal “forte aumento delle immatricolazioni registrato negli ultimi anni (...), che si è riflesso anche sull’impennata delle richieste di accesso”, come si legge in una nota capitolina.

“Il permesso continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie, come residenti, artigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del Centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing”.

Ma le polemiche e i dubbi non sono mancati. Ne abbiamo parlato col professor Fabio Orecchini, direttore dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, a margine della presentazione dello studio “Auto e Città, oltre il divieto”.

Lei come valuta la scelta del Comune di Roma?

L’Osservatorio è neutrale rispetto a certe scelte. Ma, da esterni, notiamo che alcuni provvedimenti vengono adottati senza indicare i KPI, ossia i misuratori di efficacia dei provvedimenti stessi.

Roma ha introdotto la misura dichiarando di voler ridurre il traffico dei veicoli elettrici in centro. Però, quando si approva una norma sulla circolazione, bisogna indicare i numeri attuali e i numeri attesi, cioè gli obiettivi.

Facciamo un esempio: ci sono 75.000 veicoli che entrano quotidianamente nelle Ztl? La delibera deve indicare di quanto ridurre il numero. Poi, tra uno o più anni, il Comune può misurare l’efficacia della misura rispetto all’obiettivo. Se, invece, l’obiettivo è fare cassa, che venga detto.

Una Ztl di Roma
Foto di: Roma Mobilità

C’è il rischio di influenzare cittadini e imprese che hanno fatto o valutano un investimento nell’elettrico?

Ogni decisione che cambia i termini economici o la fruibilità di un prodotto influenza il mercato. In più c’è un altro discorso, che rimette in luce il significato di Ztl.

Una Ztl è una Zona a traffico limitato, ma in Italia vengono chiamate così pure le Zone a basse emissioni. Ecco, se il provvedimento ha anche l’obiettivo di ridurre le emissioni, va ricordato che le auto elettriche non ne rilasciano, quantomeno allo scarico.

Il Comune avrebbe potuto adottare delle alternative?

Per rispondere bene alla domanda, bisognerebbe conoscere i numeri e il contesto. Purtroppo – e non solo a Roma – non c’è piena trasparenza sulle strategie, quindi non si può esprimere veramente un’opinione.

La stretta potrebbe essere allargata ad altre agevolazioni?

Dipende sempre dall’obiettivo. Se l’obiettivo è ridurre il numero di veicoli che circolano nelle Ztl e la misura si dimostrerà insufficiente, allora serviranno altri strumenti. L’importante è renderlo chiaro, cosa che spesso non viene fatta, anche fuori dall’Italia.

Qual è il pericolo di chiedere sacrifici ai cittadini senza investire in altre forme di mobilità?

Uno dei problemi è che le risorse per infrastrutturare, comprese quelle destinate al trasporto pubblico locale (Tpl), non appartengono alle casse del Comune, ma a quelle della Regione o dello Stato, quindi le amministrazioni comunali, inclusa la città metropolitana di Roma, non hanno piena giurisdizione.

Ma alle misure restrittive andrebbero affiancate misure di accompagnamento, altrimenti si rischia di creare disuguaglianza sociale.

Altri Comuni potrebbero seguire l’esempio di Roma?

Credo di sì. Quando un Comune apre una strada, gli altri Comuni guardano i risultati e decidono in base alle situazioni. Bisognerà vedere quanti, a Roma, acquisteranno il permesso per entrare nelle Ztl e quanti rinunceranno, e bisognerà vedere se per la città ci sarà un guadagno, come la riduzione del traffico, o una perdita, come la riduzione del numero di persone che visita il centro per motivi commerciali o lavorativi, creando valore.

La questione è complessa, perché dentro i veicoli ci sono persone, conoscenze e potenzialità che entrano in centro non per occupare spazio, ma per portare valore alla città. Questo è il vero quesito a cui rispondere.