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Coronavirus, Elon Musk dona subito 50.000 mascherine e caschi PAPR

Il gesto prima ancora dell'avvio della produzione di materiale sanitario per affrontare l'emergenza da parte di Tesla

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Di: Steven Loveday

Tradotto da: Flavio Atzori

23 mar 2020 alle 17:36

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La scorsa settimana, l'amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe rilanciato il cosiddetto Defence Production Act, approvato durante la guerra di Corea. In piena sostanza, si tratta di un atto che consente al governo di costringere i produttori a realizzare le forniture necessarie in caso di emergenza.

E più recentemente, lo stesso presidente Usa ha dato a Tesla, General Motors e Ford il via libera per iniziare dunque a produrre tutto quello che serve, tanto più che il settore automotive è uno dei più preparati per poter realizzare al meglio ciò che serve in una condizione del genere.

Donazione prima della produzione

Il piano dunque era quello di iniziare la produzione di ventilatori e qualsiasi ulteriore attrezzatura necessaria per gli ospedali. Un processo che Tesla aveva già anticipato de facto, donando 50.000 maschere N95 3M e caschi PAPR. Secondo quanto riferito dal CEO Elon Musk, sarebbero pronte anche 200 mila maschere pronte per essere donate agli ospedali.

Un elemento da sottolineare è come questo sia stato un dono, e non una fornitura produttiva che, evidentemente, come in Italia da parte di Ferrari - per citarne una - si sta mettendo in moto.

 

 

 

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Lo stesso Musk, dopo che in passato aveva cercato di tenere basso il livello di panico legato al Covid-19, ha sottolineato come Tesla e SpaceX stiano già lavorando anche ai ventilatori polmonari. La notizia è fuoriuscita perché la compagnia di Musk si è rivolta a Medtronic per un confronto.

 

Un incontro evidentemente proficuo, considerando come i timori di un tempo fin troppo prolungato per la realizzazione dei ventilatori polmonari, sia stato invece scongiurato. La speranza è quella di avere già 1.200 ventilatori da distribuire questa settimana. Anche l'America dunque, inizia a far sempre più i conti con la diffusione del Coronavirus.

 

 

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