Claudia Brunori, responsabile della Divisione Uso efficiente delle risorse dell’ENEA, spiega a che punto siamo e dove possiamo arrivare

Quando si parla della sostenibilità di un veicolo elettrico, l’argomento prediletto dai detrattori è quello dello smaltimento delle batterie. E bisogna dire non c’è nulla di sbagliato a porsi degli interrogativi su questo punto, anzi. Del resto, si parla di componenti estremamente delicati da trattare una volta che l’accumulatore esaurisce anche la sua “second life” (altro argomento caldo su cui torneremo con un approfondimento ad hoc) ed è sacrosanto che non ci siano ombre. La domanda quindi - dopo aver analizzato cosa succede alle batterie dopo 10 anni di utilizzo - è: a che punto siamo oggi con il riciclo delle batterie? E quali sono le prospettive?

Parola all’ENEA

Noi lo abbiamo chiesto a Claudia Brunori, responsabile della Divisione Uso efficiente delle risorse e chiusura dei cicli dell’ENEA, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, in prima linea sulla ricerca su questo fronte.

L’Agenzia, infatti, sta portando avanti importanti sperimentazioni e come abbiamo avuto modo di vedere è impegnata anche su tutti i principali tavoli europei su questo argomento, incluso il progetto Battery 2030+ sulle batterie del futuro.

Un obiettivo alla portata

Con la dottoressa Brunori abbiamo quindi approfondito tutti gli aspetti legati al riciclo delle celle, dalle complessità tecniche legate ai materiali a quelle che coinvolgono la progettazione iniziale della batteria, soffermandoci anche sui riflessi economici (e sociali) di questa operazione.

Un piccolo spoiler prima di lasciare la parola al video: raggiungere una circolarità del 100% è possibile, ma servirà l’impegno di tutti gli attori coinvolti. E in questo, notiamo noi, l’indirizzo politico sarà fondamentale.