L'industria chiede politiche chiare per l'auto elettrica
Le anticipazioni dello studio delle associazioni auto e dell'Università di Ferrara su ciò che serve alle imprese per la transizione
Verrà presentato il prossimo gennaio lo studio “E-mobility Industry survey – La transizione della filiera della mobilità e il ruolo delle politiche industriali”, realizzato per fotografare i compiti dello Stato nell’elettrificazione dell’auto.
Intanto, però, le associazioni che hanno promosso il report (Motus-E, Anfia, Anie Federazione, Anca), insieme al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara, hanno pubblicato alcune anticipazioni.
Alcuni risultati
Il sondaggio ha coinvolto 122 imprese della filiera nazionale, tra cui costruttori e fornitori di componenti e servizi. Fra i dati più importanti messi in luce dall’analisi spiccano sicuramente la richiesta di un indirizzo politico chiaro da parte dei protagonisti della transizione (30% delle risposte), seguita dalla domanda di liquidità per gli investimenti (29%) e competenze (13%).
“Il report – riferiscono le associazioni e l’Università – approfondisce e analizza la domanda di formazione delle imprese, la necessità di realizzare linee produttive per il mercato della mobilità elettrica e gli ostacoli che le aziende incontrano nell’accedere agli strumenti pubblici di sostegno ed evidenzia la centralità delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione come requisiti indispensabili per affrontare la transizione: il 94% dei costruttori di veicoli finiti sta già investendo in questa direzione”.
Le proposte
Un altro risultato del sondaggio dice che “per il 65% degli operatori della componentistica la mobilità elettrica non è ancora una priorità, mentre il 40% degli operatori che si stanno ri-specializzando più rapidamente sono OEM (Original Equipment Manufacturers)”. Di fronte a questi numeri, il report cerca analizzare tutti i problemi del settore e si chiude con alcune raccomandazioni:
- istituire un tavolo di lavoro per stabilire come accompagnare le imprese nella transizione;
- aumentare i contributi in ricerca e sviluppo;
- potenziare i dottorati industriali;
- defiscalizzare l’assunzione di under 35;
- incentivare a livello fiscale;
- supportare dal punto di vista informativo.
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