Il dipartimento Usa dell’Energia (Doe) annuncia un altro tassello nel mosaico degli Stati Uniti per l’elettrificazione della mobilità. Si tratta di un investimento federale da 3,1 miliardi di dollari per stimolare la produzione nazionale di batterie. La somma è destinata alle imprese sotto forma di finanziamenti per programmi di costruzione o ampliamento di stabilimenti produttivi.

A questi numeri si aggiungono altri 60 milioni per il riciclo degli accumulatori. E il tutto si inserisce a sua volta nel grande piano per le infrastrutture voluto dal presidente Joe Biden, che ha messo sul piatto la cifra monstre di 1 trilione di dollari con l’obiettivo di rivoluzionare i trasporti in chiave green.

Indipendenza? Nì

Ma il target della Casa Bianca, oltre alla sostenibilità, è anche un altro: rendere gli Usa indipendenti dalle importazioni di materie prime, soprattutto dall’Asia, che attualmente ne controlla quasi tutto il mercato. Basta pensare che la sola Cina lavora e raffina oltre l’80% dei minerali critici, come litio e cobalto.

Una necessità, quella di fare di più in casa, diventata ancora più evidente dall’inizio della guerra in Ucraina, che ha scatenato il caro dei prezzi dell’energia, mettendo a nudo la dipendenza dei consumatori statunitensi (e non solo) dalle fluttuazioni dei mercati globali. In patria, però, non tutti sono convinti di questa strategia. È il caso del senatore democratico Joe Manchin III, che ha dichiarato:

“Non possiamo sostituire una catena di approvvigionamento estera inaffidabile con un’altra pensando che risolverà tutti i nostri problemi”.

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Il piano Biden

Dallo Studio Ovale sono però sicuri di portare a termine la missione con successo, forti dell’attivazione del Defense Production Act (DPA), la legge speciale del 1950 che dà al Governo il potere di imporre alle imprese una lista di priorità per la produzione di alcuni materiali importanti. In questo caso, le materie prime per auto elettriche e transizione energetica.

Anche Venkat Srinivasan, direttore dell’Argonne Collaborative Center for Energy Storage Science dell’Argonne National Laboratory, è convinto che la strategia a stelle e strisce abbia il potenziale per andare a segno:

“Gli Stati Uniti possono diventare una forza dominante nelle tecnologie per l’accumulo di energia. Hanno un’opportunità unica”.