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Perché la "crisi dei cavi" potrebbe favorire l'auto elettrica

La guerra in Ucraina, grande produttore di cablaggi, potrebbe avere riflessi imprevedibili sulla produzione automobilistica

Operazioni automatizzate durante la produzione di automobili

Quando si parla di crisi degli approvvigionamenti, si pensa subito alla questione dei chip o alle materie prime, magari quelle cosiddette "critiche". Ma c’è una componente del settore automotive che pur essendo molto "tradizionale" e relativamente a basso costo, sta incidendo in modo estremamente rilevante sulla produzione mondiale: i cavi elettrici.

Realizzati con metodi semplici, almeno rispetto ad altri componenti, sono assolutamente indispensabili: in una singola auto si arriva anche a 5 km di cavi. La loro produzione si concentra principalmente in Ucraina e l'invasione russa ha inevitabilmente creato non pochi problemi alla filiera.

Secondo alcuni osservatori, questa crisi potrebbe dare ulteriore accelerazione alla diffusione delle auto elettriche, che nella maggior parte dei casi (soprattutto le più moderne) adottano per loro natura cablaggi diversi, più raffinati e costosi, prodotti da altre parti e che in questo momento sono più facili da reperire.

Per le auto termiche si guarda altrove

Il fatto è questo: se i cavi tradizionali non si trovano più così facilmente, allora bisogna ripiegare sui cavi di nuova generazione. Ma per usare quelli, le Case devono sostenere grossi investimenti, visto che dovrebbero sostanzialmente riprogettare da zero una componente così importante. 

Allora, è comprensibile che le stesse Case preferiscano concentrare gli sforzi di questo ammodernamento sui modelli elettrici, sacrificando quelli termici, che - agenda climatica alla mano - avranno vita più breve e non permetterebbero di rientrare dell'investimento prima dell'uscita di scena.

“Non investirei un centesimo nello sviluppo di nuove auto a combustione interna”, ha detto l’analista statunitense Sandy Murno, che sa benissimo che ad oggi le auto elettriche rappresentano solo il 6% del mercato mondiale, ma che si dice convinto che nel 2028 arriveranno al 50%.

Live photos of Mercedes EQG Concept from IAA 2021

Per i modelli a combustione interna si cerca quindi una soluzione alternativa. Come riporta Reuters, molte Case cercano semplicemente cavi tradizionali da altri produttori che operano in altri Paesi. Se si riuscirà a sopperire si andrà avanti, altrimenti si potrebbe decidere in un certo senso di abbassare i ritmi produttivi. Chiaramente non in modo lineare, ma premiando maggiormente i veicoli che consentono migliori margini per i costruttori: tendenzialmente quindi la fascia alta.

Le Case intanto si muovono in giro per il mondo. Mercedes, ad esempio, ha dovuto trovare nuovi fornitori in Messico, mentre alcune giapponesi si sono rivolte ad aziende specializzate in Marocco, Tunisia, Polonia, Serbia o Romania. Ma non è detto che riescano a sopperire del tutto ai mancati approvvigionamenti di cavi ucraini.

Adrian Hallmark, ceo di Bentley, ha spiegato che in un primo momento ha temuto di vedere andare in fumo il 30%-40% dell’intera produzione del 2022. “La crisi in Ucraina ha rischiato di farci chiudere per molti mesi, molto più a lungo di quanto non abbia fatto il Covid”, ha detto Hallmark, aggiungendo che Bentley, per far fronte alla crisi dei cavi, ha trovato 10 diversi fornitori da 10 diversi Paesi.

Uno dei padiglioni Bentley nello stabilimento inglese di Crewe

I cavi dell’auto elettrica sono diversi

Sulle piattaforme native elettriche, gli impianti elettrici in prospettiva saranno profondamente diversi da quelli attuali. In questa fase di transizione ci sono ancora dei punti di contatto - Case come Volkswagen e BMW, infatti, hanno subito rallentamenti produttivi anche sulle EV per via delle mancate forniture dell'azienda ucraina specializzata Leoni - ma in futuro non sarà più così.

Cavi sempre più moderni e tecnologicamente avanzati, prodotti su linee completamente automatizzate e che garantiscono consistenti risparmi di peso, saranno la prassi per le vetture full electric. Anche in questo specifico aspetto, Tesla si è mostrata piuttosto all'avanguardia, avendo iniziato a progettare auto con queste logiche anni addietro.

Sempre Hallmark commenta: “Non si può cambiare impianto elettrico su un’auto dall’oggi al domani. Serve tempo per riprogettare l’architettura stessa delle auto. Sarà un passaggio graduale, che avverrà con l’arrivo di piattaforme di nuova generazione pensate principalmente per modelli elettrici”. 

Le novità in arrivo

Di fronte alla crisi dei cavi, che si somma alla necessità di spingere sull’elettrico, le Case automobilistiche e i fornitori stanno lavorando per innovare una componente che per anni è rimasta sempre uguale a se stessa. Così, ad esempio, BMW (ma anche altri) stanno pensando non solo di utilizzare nuovi tipi di cavi, ma anche di progettare impianti elettrici modulari, che oltre ad adattarsi meglio a diversi modelli, possono utilizzare un numero inferiore di cavi, con discreti risparmi di peso e di spazio.

Questi nuovi sistemi sarebbero anche più facili da produrre, proprio per la loro flessibilità. CelLink, azienda che opera in questo campo e che probabilmente (non ci sono conferme ufficiali) è uno dei principali fornitori di Tesla, afferma che si passerebbe dalle attuali 26 settimane alle 2 per i tempi di consegna. Questo anche perché sono progettati e prodotti con metodi interamente digitali che possono essere modificati in modo molto più rapido.

Insomma, guardando all’orizzonte, sembra che con l’auto elettrica ci siamo altre rivoluzioni in arrivo. Una di questa riguarda proprio gli impianti elettrici.