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Perché il futuro dell'auto è nell'economia circolare

Accenture lo dimostra: i ricavi possono aumentare del 50%, ma serve un nuovo modello di business. Le mosse di Stellantis e Renault

Riciclo pneumatici

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

14 ott 2022 alle 12:41

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Stellantis e Renault ne hanno già fatto ufficialmente una stella polare. Economia circolare è la nuova parola d’ordine dei due Gruppi auto, con business unit specificamente dedicate. Ed è probabile che, dopo aver letto l’ultima ricerca di Accenture – pubblicata in collaborazione con World Economic Forum e World Business Council for Sustainable Development –, saranno in molti a seguire questa strada.

Si intitola “Driving Ambitions: The Business Case for Circularity in the Car Industry” ed è l’analisi che propone al settore di evolversi, trovando nuove fondamenta nel riciclo/riutilizzo dei componenti e nel lancio dei modelli di business “as a service”. Il risultato? Potenziali guadagni in crescita del 50% lungo tutta la catena.

“L’economia circolare – commenta Teodoro Lio, Consumer & Manufacturing industries lead di Accenture Italia, Europa centrale e Grecia – può ridurre la dipendenza dai puri volumi di vendita delle automobili, spostando il focus sui servizi e sul miglioramento delle prestazioni del ciclo di vita del prodotto, portando ad una crescita dei ricavi per veicolo”.

Bastano 3-5 anni

Punto di partenza è l’addio al modello che ci ha accompagnato per decenni, basato sulla sola proprietà del veicolo. Leasing, car sharing, mobility as a service, servizi di rigenerazione, riparazione e riciclo dei materiali/componenti sono invece i nuovi asset da valorizzare. Per riuscirci, Accenture indica i passaggi chiave da seguire:

“È necessario che tutti gli stakeholder dell’ecosistema lavorino insieme per ripensare e riprogettare le loro strategie relative alla produzione e alla supply chain, dalla vendita alla distribuzione, fino al riutilizzo, riciclo e rigenerazione dei veicoli”, è l’invito di Pedro Gomez, responsabile di Shaping the Future of Mobility e membro del Comitato esecutivo del World Economic Forum.

Volkswagen: il progetto pilota per il riciclo delle batterie

Ci sono due percorsi da seguire per arrivare alla meta: un adattamento graduale alla circular economy o una vera e propria rivoluzione, che passerebbe attraverso fusioni e acquisizioni o forti investimenti nella creazione di nuove capacità aziendali. Alla fine, dopo 3-5 anni di investimenti in ricerca e sviluppo, le entrate premieranno le aziende più coraggiose

Le 4R di Stellantis

E tra queste, come accennato, ci sono Stellantis e Renault. Il Gruppo italo-francese ha annunciato un piano per la sua business unit di Economia Circolare, che promette di portare oltre 2 miliardi di euro nelle casse aziendali entro il 2030 e decarbonizzare tutte le attività entro il 2038. Il segreto sono le “4R”:

Stellantis spera così di allungare la vita delle vetture e degli elementi per diversi anni. Per il futuro, la business unit si è data l’obiettivo di aumentare i volumi e sbarcare in altri Paesi. Contemporaneamente, arriva la nuova identità SUSTAINera per ricambi e accessori, che farà risparmiare fino all’80% di materiali e al 50% di energia rispetto ai pezzi nuovi equivalenti.

Il riciclo dei pneumatici

Il futuro neutrale di Renault

La Losanga ha invece dato vita a “The Future is Neutral”. La sua missione è dare una seconda vita a tanti componenti per auto, riciclabili ma non sfruttati. Basta pensare che gli elementi ancora utili rappresentano il 20-30% circa delle auto che vanno in pensione.

“Ogni anno, in Europa, oltre 11 milioni di veicoli, costituiti per circa l’85% da materiali riciclabili, giungono a fine vita. Tuttavia, questa risorsa è poco sfruttata”, dice il costruttore, facendo quasi trasparire un po’ di rammarico.

“Oggi, i materiali riciclabili dei veicoli a fine vita sono, infatti, essenzialmente recuperati per altre applicazioni industriali (metallurgia, edilizia, ecc.). L’obiettivo di The Future is Neutral è quello di conservare il valore dei componenti e dei materiali il più a lungo possibile”.

Battendo questa strada, Renault è sicura di ottenere un fatturato superiore a 2,3 miliardi di euro e un margine operativo di oltre il 10% entro il 2030. Proprio come previsto da Accenture. In Francia e Italia ci credono. Ora non resta che mantenere la rotta.

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