Così l'auto elettrica spinge l'industria del riciclo
Recuperare terre rare e metalli preziosi è fondamentale per produrre batterie, motori e parti elettroniche. Ecco come evolve il settore
Con la transizione energetica il settore del riciclo e recupero delle terre rare sta crescendo a ritmi vertiginosi. Se nel 2021 valeva 248 milioni di euro, nel 2026 arriverà a 422 milioni di euro, crescendo con un ritmo annuo di oltre l’11%.
A dirlo è Research and Markets, società specializzata in analisi statistiche e ricerche previsionali. La compagnia irlandese ha analizzato la crescita del riciclo delle terre rare in tutti i settori industriali rilevanti, sottolineando come il mondo della mobilità elettrica e della produzione di batterie, in questo senso, abbia un ruolo primario e svolga una funzione di acceleratore.
L’auto elettrica spinge il riciclo
Tutto nasce da una considerazione generale. Le terre rare, per loro stessa definizione, sono limitate. In realtà, sarebbe meglio dire che sono limitate in relazione al fatto che sono difficili da reperire, ma la sostanza non cambia. Quindi, aumentandone le quantità richieste dall’industria, ricavarne una parte recuperando quelle che sono state già usate in applicazioni destinate ad essere dismesse è di fondamentale importanza.
Il prototipo di un motore elettrico in plastica
L’industria automobilistica, legata a prodotti complessi come batterie, motori elettrici dotati di magneti ma anche componenti elettronici, è la principale fonte di spinta verso l’innovazione. È proprio per soddisfare le crescenti richieste di terre rare per costruire auto elettriche che le società che operano nel campo del recupero e del riciclo stanno facendo i progressi più rilevanti. Come conseguenza dell'aumento della domanda, insomma, si stanno mettendo a punto tecniche sempre nuove, più efficaci e più efficienti.
Evoluzione della tecnica
Riguardo a questo aspetto, inizialmente la tecnica più usata era quella della pirometallurgia, che consiste nella separazione dei vari elementi grazie a temperature elevate che sfruttano i diversi punti di fusione dei materiali presenti.
Ora però sta prendendo piede anche la lisciviazione, estrazione attraverso l’uso di solventi che consentono la precipitazione di ciò che si vuole recuperare dai materiali di scarto. Questa tecnica si caratterizza per i minori costi, per la piccola quantità di rifiuti generati e per i bassi livelli di emissioni di CO2.
Nuovi equilibri
Con l’aumento dell’importanza del settore del riciclo stanno cambiando anche gli equilibri mondiali legati all’auto elettrica. Se a livello di produzione di batterie, infatti, è ancora l’Asia ad avere una posizione dominante, con la Cina in testa, per quanto riguarda il recupero dei materiali Europa e Usa stanno giocando un ruolo primario.
Questo perché se da una parte (in Asia appunto) si è lavorato alacremente per aggiudicarsi una catena di approvvigionamento e una potenza produttiva in certi settori, dall’altra, altri Paesi, costretti a recuperare terreno, stanno spingendo di più dove hanno maggiore possibilità di affermarsi.
Fotogallery: Perché il motore elettrico è più efficiente
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