Volvo mette l'Italia nel mirino: "Sul 2035, nessuna marcia indietro"
Il ceo della Casa svedese attacca gli Stati che stanno sabotando lo stop a benzina e diesel: "Sviluppo preoccupante e deludente"
“Uno sviluppo profondamente preoccupante e deludente”. Non usa mezzi termini Jim Rowan, ceo di Volvo, per commentare la piega che sta prendendo la proposta dell’Europa di vietare le vendite di auto a benzina e diesel dal 2035.
Colpa di Italia e Germania, alla guida di una coalizione europea che chiede di dare più spazio ai nuovi carburanti alternativi, con gli e-fuels in testa. Il veto di Roma e Berlino ha portato finora allo slittamento del voto finale al Consiglio dell’Ue. La mossa dei due Paesi finisce però nel mirino della Casa svedese.
“No a marce indietro”
“L’anno scorso – esordisce Rowan con un post su LinkedIn –, i Governi dell’Ue e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo storico sulla definizione di un obiettivo di emissioni zero allo scarico per tutte le nuove autovetture e i furgoni entro il 2035”. Intesa considerata “una dimostrazione di leadership globale dell’Ue in materia di clima, in un momento critico per il nostro pianeta e l’umanità”.
Mentre però l’Europarlamento ha confermato la sua decisione, alcuni Stati membri hanno rimescolato le carte. E il ceo di Volvo attacca: “Stanno cercando di far deragliare il processo. Non è il momento di fare marcia indietro e di bloccare gli obiettivi climatici basati sulla scienza per la nostra industria”.
“Non è il momento – continua – di anteporre gli interessi politici nazionali alla salute e al benessere del nostro pianeta, dei cittadini dell’Ue e delle generazioni future. È il momento di una politica e di una leadership forti, decisive e progressiste”.
L’impegno di Volvo
Il messaggio social diventa anche occasione per ricordare i target della Casa, che punta a vendere solo auto elettriche entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica nel 2040. “Siamo consapevoli del nostro obbligo di contribuire a proteggere il pianeta – conclude il ceo –. Chiediamo ai Governi dell’Ue di dimostrare che lo sono anche loro”.
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