L'allarme dell'Europa: servono più minerali e batterie
La Corte dei Conti Ue avvisa: le materie prime per la transizione rischiano di non bastare. La soluzione? Continuare a importare
AAA materie prime e batterie cercarsi. Non è la prima volta che gli esperti lanciano l’allarme sulla povertà di minerali e accumulatori usati per alimentare la transizione. Ma a fare più rumore, adesso, è l’avviso che arriva dalla stessa Unione europea.
È precisamente una relazione pubblicata dalla Corte dei Conti dell’Ue (Cce) ad avvertire politica e industria del blocco: il Vecchio Continente rischia di perdere la corsa alle batterie a causa di materie prime, costi e concorrenza.
Niente 2035?
A riportare una sintesi del documento è l’agenzia di stampa Reuters, dove si legge che l’Europa potrebbe fallire gli obiettivi climatici che si è data, a cominciare dallo stop alla vendita di nuovi veicoli a benzina e diesel dal 2035.
Batteria di una Renault 5 elettrica
Pare infatti che le ambizioni sull’auto elettrica siano troppo alte rispetto alla capacità di procurarsi materie prime e produrre batterie. Così, per rimanere in gara, non resterebbe che ricorrere alle importazioni.
“L’Ue aspira a diventare un hub globale degli accumulatori per garantire la propria sovranità economica. Ma ci riuscirà? Le probabilità non sono buone”, avverte Annemie Turtelboom, responsabile della Cce.
“Rischiamo di non centrare i target climatici di emissioni al 2035 o di raggiungerli attraverso l’import delle batterie, che danneggerebbe l’industria europea e comporterebbe prezzi molto alti da pagare a Paesi terzi”.
Fate presto
Insomma, tutta colpa dei minerali usati nella produzione degli accumulatori, concentrati in poche regioni del mondo. Basta dire che, secondo il testo, il Vecchio Continente è dipendente per il 78% dalle importazioni di ben cinque materiali chiave.
Fra questi ci sono il cobalto, estratto per due-terzi nella Repubblica democratica del Congo; la grafite, proveniente per il 40% dalla Cina, e il litio, per cui l’Europa è quasi totalmente in mano ad altri Stati.
Le soluzioni non mancano e partono dalla produzione “casalinga”. Come quella di oro bianco in Portogallo, in calendario dal 2026. E anche la Commissione europea si muove per rimediare: si chiama Critical Raw Materials Act (Crma) il piano di Bruxelles per sganciare l’Ue dagli altri continenti. Ma non c’è più tempo da perdere, perché ora il pericolo è messo nero su bianco dalla stessa Europa.
Fonte: Reuters
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