I dati di ottobre 2023 lo confermano: le vendite di auto elettriche in Europa continuano a crescere, con un +30,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Le immatricolazioni rallentano però nel confronto con settembre, quando le consegne erano state 187.358, contro le 158.439 di ora (dati Acea).

Colpa dei tassi di interesse, delle interruzioni nella catena degli approvvigionamenti e dei problemi che affliggono l’economia. Ma gli esperti restano fiduciosi: i numeri al ribasso sono solo temporanei, perché gli investimenti nel settore fanno ancora grandi promesse. Vediamo con ordine.

Un 2024 in chiaroscuro

Un primo dato da tenere a mente è quello sulle previsioni al 2024, che parlano di un -15% di vendite rispetto al 2023. Il calo della domanda è però evidente già oggi. Un esempio arriva dal Gruppo Volkswagen, che alla fine del terzo trimestre ha dichiarato un dimezzamento degli ordini elettrici a 150.000 unità.

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A dare speranza agli analisti, in particolare quelli di Fitch e UBS, sono però i fondi dirottati dalle Case alla mobilità a batteria. Ultima è Renault, che ha annunciato ufficialmente la nascita della divisione elettrica Ampere.

Questione di regole

La vera e propria chiave di volta sono però le normative europee che puntano al boom dell’auto elettrica, a cominciare dallo stop a benzina e diesel dal 2035. Nel mezzo, il Vecchio Continente stanzia anche incentivi alla produzione delle batterie made in Ue, come i 659 milioni di euro destinati alla francese Verkor per un impianto a Dunkerque.

Molto semplicemente, la prospettiva dell’addio ai motori termici spingerà i Costruttori a iniettare nuova liquidità nella mobilità a zero emissioni, nella speranza pure che l’Europa metta in campo una risposta concreta all’Inflation Reduction Act (Ira) americano, capace di attirare investimenti Oltreoceano a scapito del Vecchio Continente.