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BYD: una fabbrica in Turchia per non pagare i dazi sulle auto elettriche

Il costruttore di Shenzhen sfrutterebbe gli accordi fra Ankara ed Europa che prevedono l’annullamento delle tasse sulle importazioni

Particolare della BYD Seagull

Riccardo Ciriaco Riccardo Ciriaco

Di: Riccardo Ciriaco

8 lug 2024 alle 13:00

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La cinese BYD cerca casa in Turchia per sfruttarne la storica natura di ponte fra Europa e Asia ed evitare i dazi sulle importazioni delle auto elettriche made in China. L’indiscrezione è dell’agenzia di stampa Bloomberg, che cita anonimi funzionari del Governo locale per rivelare le strategie dell’azienda di Shenzhen.

Stando alla testata americana, il costruttore sarebbe pronto a metter su una fabbrica nella penisola anatolica, forte di accordi con l’Unione europea che annullano le tasse sull’import-export reciproco. L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare molto presto per bocca del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Fra Ungheria e Turchia

Del futuro impianto si conoscono la location, ovvero la provincia di Manisa, e i costi di realizzazione, da oltre 900 milioni di euro, mentre si ignorano modelli e capacità produttiva. Sia BYD che la Turchia rifiutano però di commentare i rumours.

BYD Seagull

L’auto elettrica economica BYD Seagull

La mossa, comunque, arriva sia dopo la conferma che Bruxelles applicherà una sovrattassa sui veicoli con passaporto cinese in entrata nel Vecchio Continente (pari per il costruttore di Shenzhen al 17,4%, da sommare al precedente 10%), sia dopo la retromarcia di Ankara, che aveva annunciato una scelta simile, ritirata a seguito di un incontro tra Erdogan e Xi Jinping.

Così BYD raddoppia gli stabilimenti in Europa e dintorni per bypassare i dazi doganali aggiuntivi e punitivi di Bruxelles. La fabbrica in Turchia seguirà infatti quella in Ungheria, annunciata all’inizio di quest’anno e in funzione dal 2026. Lì dovrebbero essere sfornati modelli economici come la Seagull, venduta anche in Italia dall’anno prossimo a un prezzo che promette di essere molto competitivo.

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