Il Canada esagera: dazi del 100% sulle auto elettriche cinesi
Il primo ministro Justin Trudeau annuncia nuove tasse sulle importazioni di veicoli made in China: “Pechino non rispetta le regole”
Il Canada come l’Europa e, soprattutto, gli Stati Uniti. Anche il Governo di Ottawa prepara infatti i dazi sulle importazioni di auto elettriche e altri prodotti made in China. A dare l’annuncio è il primo ministro Justin Trudeau, che parla di una nuova tariffa sui veicoli elettrici cinesi pari al 100% del loro valore: somma che, di fatto, raddoppia i prezzi delle vetture prodotte nel Dragone, con l’obiettivo di ridurne la quota di mercato.
L’anticipazione è dell’agenzia di stampa Reuters, che – in poche righe di articolo – parla anche di un’altra tassa in arrivo, stavolta su acciaio e alluminio cinesi, che per essere acquistati comporteranno un esborso aggiuntivo del 25%.
“La Cina non rispetta le regole”
Il Paese si allinea così ai vicini Stati Uniti, che a metà maggio hanno preceduto tutti e deciso di aumentare i dazi sulle importazioni di auto elettriche made in China portandoli dal 25% al 100% e raddoppiando – anche loro – i prezzi di listino. L’ufficialità negli USA è attesa per i prossimi giorni, anche se i media americani riferiscono di un possibile abbassamento delle percentuali.
La piattaforma di un’auto elettrica cinese
Al momento, mancano comunque molte informazioni sulla politica canadese, come ad esempio le date per l’applicazione delle nuove tariffe. Trudeau sottolinea però che “la Cina non segue le stesse regole” di tutti e che Ottawa si sta muovendo “in parallelo ad altre economiche nel mondo”.
I dazi dell’Europa
Passando invece ai fatti di casa nostra, l’Europa ha comunicato la sua mossa anti-Cina nella prima metà di giugno, quando ha deciso l’innalzamento delle tasse sulle importazioni per un massimo del 38,1% – poi ridotto al 36,3% –, da sommare al già previsto 10%. L’accusa a Pechino è di dumping industriale.
I dazi europei sono provvisoriamente entrati in vigore il 5 luglio e diventeranno eventualmente definitivi tra fine ottobre e inizio novembre, quando i 27 Stati membri dell’Unione voteranno per approvare o respingere la proposta, presentata dalla Commissione. In caso di via libera, saranno operativi per 5 anni, prorogabili su richiesta motivata.
Fonte: Reuters
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