Taxi a idrogeno: come funziona a Parigi e perché non lo vediamo in Italia
I servizi ad alta frequenza passano per l'idrogeno. In che modo ? E perché a Roma la situazione non sembra sostenibile?
Parigi, città della Torre Eiffel, delle ultime Olimpiadi e, ora, dei taxi a idrogeno: ben 1500 percorrono le sue strade, silenziosi e senza emissioni, tutti i giorni.
Ma come mai un progetto così ambizioso è realtà in Francia, mentre in Italia il numero di taxi a idrogeno è pari a zero? Siamo volati fino alla capitale transalpina per capirne di più.
La tecnologia a idrogeno: quali vantaggi per i taxi?
L’idrogeno rappresenta una delle opzioni più avanzate per la mobilità sostenibile, grazie alle celle a combustibile che producono elettricità a partire - appunto - dall’idrogeno, un’energia costante e senza emissioni. Per i tassisti di Parigi, il vantaggio è chiaro: con un rifornimento rapido, in soli 5 minuti, il taxi torna in strada.
Uno spaccato della Toyota Mirai, vettura a idrogeno
Questo permette un’ora di lavoro extra al giorno, che si traduce in maggior guadagno senza bisogno di una batteria molto ingombrante. Per veicoli che richiedono elevata autonomia e rapidità di rifornimento, l’idrogeno risulta competitivo rispetto all’elettrico tradizionale.
Inoltre, i tassisti parigini non possiedono i taxi, ma sono dipendenti di aziende che si occupano di gestione e manutenzione delle flotte, comprese le stazioni di rifornimento. Questo riduce drasticamente l’incertezza operativa e finanziaria per i tassisti, che non devono preoccuparsi di dove fare rifornimento, dei costi del veicolo o del suo valore residuo. Per loro, la transizione all’idrogeno è una scelta “pronta all’uso”.
Un’Olimpiade (e oltre) sostenibile
Dietro il progetto dei taxi a idrogeno di Parigi ci sono partnership di peso come quella tra Toyota e Total Energy e il supporto del Governo francese e delle autorità locali, che hanno fatto di Parigi un esempio di mobilità sostenibile in vista delle Olimpiadi del 2024. La città conta oggi nove stazioni di rifornimento per idrogeno, tre delle quali sono già dedicate ai taxi, mentre le altre sono pronte per un’espansione futura.
Dettaglio di un motore elettrico alimentato dal sistema Fuel Cell
L’obiettivo non è solo rendere la mobilità urbana più sostenibile, ma anche sfruttare l’evento olimpico come trampolino di lancio per una rete che può garantire un’alternativa sostenibile all’elettrico, soprattutto per veicoli che necessitano di cicli di lavoro intensivi. Le previsioni puntano a incrementare la produzione di idrogeno verde, spingendo verso un futuro a emissioni zero.
In Italia è possibile replicare il modello?
E in Italia? Perché non abbiamo ancora visto taxi a idrogeno circolare nelle nostre città? Uno dei principali ostacoli è dato dalla struttura stessa del settore taxi. In Italia, i tassisti non sono dipendenti, ma lavoratori autonomi organizzati in cooperative e che possiedono i loro taxi. Il modello di proprietà individuale rende meno agevole una transizione, dato che un singolo tassista deve considerare l’investimento nel veicolo e la presenza di stazioni di rifornimento, che oggi sono limitate.
Oltre alla questione del modello di gestione, la legge italiana richiede che i taxi siano registrati e operino come servizio pubblico non di linea, soggetto a regolamentazioni specifiche, il che complica ulteriormente la possibilità di replicare il progetto francese senza significativi cambiamenti strutturali e finanziamenti esterni.
Idrogeno in Italia, oggi e domani
Attualmente, l’infrastruttura italiana per l’idrogeno è praticamente assente, con sole due stazioni operative: una a Bolzano e una a Mestre. Il costo dell’idrogeno in Italia può arrivare fino a 18-20 euro al kg, decisamente alto rispetto al prezzo ideale per la sostenibilità del modello (12-15 euro al kg), necessario a bilanciare i costi di gestione di un veicolo. Questo prezzo elevato è legato alla scarsità dell’infrastruttura e alla mancanza di economie di scala. Al contrario, in Francia, il prezzo si aggira sui 15-18 euro al kg grazie a una rete più consolidata.
L’Italia sta comunque lavorando per migliorare questa situazione. Grazie a un finanziamento di 230 milioni di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il numero di stazioni dovrebbe aumentare a circa 38 entro il 2026, soprattutto lungo le principali direttrici di trasporto e nelle aree urbane chiave. La normativa europea prevede che entro il 2030 ci sia una stazione a idrogeno ogni 200 km lungo la rete autostradale europea, con l’obiettivo di rendere il rifornimento a idrogeno una realtà accessibile anche da noi.
Il progetto relativo all'idrogeno di Toyota: durante la conferenza stampa si è parlato di efficienza su più livelli
Idrogeno verde? Forse...
Un altro elemento importante è la sostenibilità della produzione di idrogeno. Il cosiddetto “idrogeno verde” è prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua utilizzando energia rinnovabile, un processo che azzera le emissioni di carbonio. Tuttavia, rappresenta ancora solo il 4% della produzione globale, e i costi sono elevati a causa della complessità del processo e delle tecnologie richieste per l’estrazione e il trasporto dell’idrogeno, un gas altamente volatile e difficile da stoccare.
L’obiettivo è incentivare l’idrogeno per utilizzi specifici come i trasporti ad alta frequenza (taxi, trasporto merci), mentre il trasporto privato potrà affidarsi a un mix di soluzioni tra cui l’elettrico.
Il futuro dell’idrogeno è anche in Italia?
La tecnologia a idrogeno rappresenta un’opzione interessante per i veicoli che devono essere sempre in funzione e che richiedono tempi di rifornimento brevi. Tuttavia, perché l’idrogeno possa davvero diventare una realtà su larga scala in Italia, è necessario sviluppare un’infrastruttura capillare e ridurre i costi, garantendo allo stesso tempo che le cooperative e i tassisti abbiano un supporto iniziale.
Con gli investimenti previsti entro il 2026 e la crescente consapevolezza sui benefici dell’idrogeno, è probabile che anche le città italiane possano presto vedere i primi progetti pilota di taxi a idrogeno. Sarà il futuro anche per l’Italia? La risposta potrebbe dipendere dalla velocità con cui saremo in grado di creare un ecosistema collaborativo che includa istituzioni, aziende e cooperative di tassisti.
Fotogallery: L'idrogeno di Toyota
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