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Volkswagen potrebbe vendere fabbriche a Case cinesi

L’indiscrezione dell’agenzia Reuters. Ma la decisione arriverà almeno a febbraio, dopo le elezioni in Germania

Il logo di Volkswagen sulla ID.3

Gli occhi della Cina in Europa, di nuovo. A finire nel mirino dei costruttori asiatici sono stavolta le fabbriche Volkswagen destinate a chiudere, come previsto dall’accordo faticosamente raggiunto fra il gruppo e i sindacati tedeschi prima di Natale, durante il periodo di crisi aziendale.

Si tratta – riferisce l’agenzia di stampa Reuters – degli stabilimenti a Dresda (che occupa 340 lavoratori per produrre l’elettrica ID.3, ma solo fino a quest’anno) e a Osnabrück (dove la società occupa 2.300 dipendenti impegnati nella realizzazione della T-Roc Cabrio, fino al 2027).

Un inedito

Per le Case orientali, ancora sconosciute, lo sbarco in Germania rappresenterebbe sia l’occasione di espandersi ulteriormente nel Vecchio Continente (soprattutto alla luce dei nuovi dazi aggiuntivi all’importazione di veicoli made in China, che così verrebbero aggirati), sia un inedito nel panorama della produzione d’auto.

Volkswagen ID.3 77 kW 2024

Volkswagen ID.3, prodotta a Dresda

Volkswagen ID.3 77 kW 2024

Tre-quarti posteriore destro

Finora, infatti, i costruttori cinesi arrivati da oltre Urali hanno preferito la costruzione di impianti nuovi all’acquisto di strutture esistenti. L’esempio è BYD in Ungheria e Turchia. Nei mesi scorsi erano comunque girate voci su interessamenti a fabbriche in pericolo, come quelle su Nio e il complesso Audi a Bruxelles.

Pro e contro

Dal canto loro, Volkswagen e sindacati valuterebbero seriamente eventuali proposte da Pechino e dintorni. Le migliori, dal punto di vista dei tedeschi, sarebbero quelle di partner con cui il gruppo ha joint venture in Cina.

“Potrei immaginare che produrremmo qualcosa per una jv cinese, ma sotto il logo VW e secondo gli standard VW. Questa è la condizione chiave”, le parole di Stephan Soldanski, rappresentante sindacale di Osnabrück.

La vendita frutterebbe dai 100 ai 300 milioni di euro. Bisogna però considerare che il gruppo ipotizza anche utilizzi alternativi degli impianti e che la decisione dipenderà pure dall’influenza del nuovo Governo di Berlino. Il voto sarà domenica 23 febbraio.