Perché è difficile produrre batterie in Italia
Il presidente di Stellantis, John Elkann, aggiorna sullo stop alla fabbrica a Termoli: dipende da vendite di auto elettriche ed energia
C’è ancora speranza per la gigafactory di batterie Stellantis in Italia. Annunciata a marzo 2022, doveva nascere a Termoli (Molise) sotto il nome di Acc (Automotive Cells Company, joint venture fra il gruppo, Mercedes e TotalEnergies), che avrebbe convertito l’attuale fabbrica di cambi e motori termici per sfornare 40 GWh di accumulatori dal 2026.
I lavori sono invece fermi da giugno, nonostante i piani prevedessero lo stop alle attuali linee nei primi mesi del 2024. Nel frattempo, l’azienda ha previsto la produzione di cambi automatici a doppia frizione (eDTC) proprio per il 2026. L’obiettivo è realizzarne 300.000 unità all’anno da montare nelle prossime auto ibride, protagoniste di una crescita della domanda.
Quindi addio alle batterie made in Italy del gruppo? Non ancora. Ad aggiornare sullo stallo dell’impianto è il presidente John Elkann in persona, apparso alle commissioni congiunte Attività produttive di Camera e Senato per spiegare i piani dell’azienda e presentare le richieste di Stellantis alla politica, tanto italiana quanto europea.
“Come sapete – le parole del rampollo di casa Agnelli –, Stellantis è socio di minoranza di Acc, la quale sta valutando la realizzazione della gigafactory a Termoli in base al mercato e ai fattori di competitività. In attesa che Acc renda noto il suo piano, ci siamo mossi in anticipo, affiancando alla produzione di motori termici i cambi per le auto ibride”.
Energia, quanto mi costi
Una soluzione tampone, dunque. Tutto dipenderà dall’eventuale ripresa delle vendite di auto elettriche e dalla convenienza a produrre in Italia. Ma qui arrivano le note dolenti. Lo stesso Elkann specifica infatti che “i prezzi dell’energia di Paesi produttori di auto europei risultano 5 volte più alti di quelli cinesi”.
“Bisogna inoltre rammentare che, per quanto riguarda una gigafactory, il consumo di energia necessario è 10 volte superiore a quello di uno stabilimento produttivo di autovetture. Per questa ragione, l’Europa dovrebbe far scendere i prezzi dell’energia a valori competitivi globali e mantenerli a livelli costanti e prevedibili”.
Il presidente non fornisce cifre precise. Grazie però al responsabile europeo Jean-Philippe Imparato, che interviene dopo il numero 1 del gruppo, sappiamo che “produrre macchine in Spagna costa 516 euro”, mentre in Italia si parla di “1.414 euro, fra costo del lavoro ed energia”. L’ultima dovrebbe diventare “punto chiave d’azione” dell’industria europea.
- costi di produzione auto Stellantis in Italia: 1.414 €
Produzione della Fiat 500e a Mirafiori
Il responsabile europeo di Stellantis, Jean-Philippe Imparato
Cane che si morde la coda
Questi numeri spiegano anche l’altra specifica di Elkann: “Oggi sono attive 263 gigafactory in tutto il mondo: 214 sono localizzate in Cina, ma solo 13 in Europa, di cui 7 asiatiche”. E, soprattutto, spiegano le difficoltà a ridurre i prezzi delle auto elettriche, rivitalizzarne le vendite e riavviare i cantieri a Termoli.
Sbloccare lo stabilimento avrebbe poi un altro effetto positivo: accelerare la conversione della filiera a una transizione che sembra inevitabile, riducendo la distanza fra Vecchio Continente e competitor extraeuropei.
Così, invece, le zero emissioni lasciano la strada spianata ai motori ibridi, che nel 2024 hanno conquistato il +7,2% dei mild hybrid, il +10,2% degli elettrificati e il +17,9% dei full hybrid, contro il -0,9% dei full electric (fonte Unrae).
Ecco perché, in attesa di tempi migliori per l’elettrico, servono nuovi cambi. L’effetto collaterale è un freno a tecnologie che, prima o poi, guideremo tutti.
| Auto | Vendite in Italia (2024 vs 2023) |
| Benzina | +2,1% |
| Diesel | -22,7% |
| Gpl | +1,9% |
| Metano | -34,7% |
| Ibride elettrificate | +10,2% |
| Mild hybrid | +17,9% |
| Full hybrid | +7,2% |
| Ibride plug-in | -25% |
| Elettriche | -0,9% |
| Idrogeno | -50% |
| Totale | -0,8% |
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