I dazi visti da un americano che voleva comprare un'auto elettrica
"E' come avere un secondo mutuo". La riflessione di un collega di InsideEVs US che stava acquistando una Hyundai Ioniq 5
Negli ultimi sei mesi - scrive Kevin Williams, giornalista di InsideEVs US - ho iniziato a guardarmi intorno, quasi in sordina, alla ricerca di un’auto elettrica: nuova o, perché no, usata ma recente. Ho valutato alcune offerte a noleggio disponibili in pronta consegna e mi sono imbattuto in una Hyundai Ioniq 5 SE, modello 2024, pubblicizzata con una rata mensile davvero allettante: appena 89 dollari al mese per 24 mesi.
Ovviamente, tra tasse, costi di immatricolazione e un profilo creditizio non proprio impeccabile, il prezzo reale è salito a poco più di 325 dollari al mese per un noleggio a breve termine, con limite di 10.000 miglia annue
«È davvero un affare. Se non la prendi tu, potrei quasi prenderla io», mi diceva il venditore, incoraggiandomi a portare a casa la Hyundai Ioniq 5 bianca quel giorno stesso. Avevo già l’approvazione e dovevo solo firmare i documenti per portare l'auto a casa quella sera stessa. Ma ho esitato...
Meglio aspettare
Sì, i conti tornavano. Avevo tutto nero su bianco, lì davanti a me. Eppure non riuscivo a non chiedermi: “Ma come fa la gente a permettersi queste cose?”. Sulla carta, guadagno più della media dello Stato dell’Ohio, quindi non dovrei avere problemi a permettermi un’auto così.
Ma quando metto in fila l’affitto, i risparmi e tutte le altre spese fisse, spendere quei soldi per un’auto che in fondo non mi serve davvero... mi sembra una pessima idea. “Sono sicuro che ci saranno offerte simili anche quando sarò davvero pronto a comprare”, ho detto al venditore. L’ho ringraziato per il tempo dedicatomi e sono uscito dallo showroom.
Di male in peggio
Col senno di poi, forse avrei dovuto firmare quel giorno stesso. È arrivata la nuova ondata di dazi imposti dall’amministrazione Trump: il 25% su praticamente tutti i beni importati, comprese le automobili. E se già ora la situazione sembrava complicata, il peggio deve ancora venire. Soprattutto per le auto elettriche.
I dazi del presidente Donald Trump sono generalizzati, con un minimo del 10% per Paesi come il Regno Unito e fino a quasi il 100% sulle merci provenienti da Cambogia e Laos. Le auto non prodotte negli Stati Uniti saranno soggette a un dazio del 25%, comprese quelle fabbricate in Canada e Messico, nonostante l’accordo USMCA.
Hyundai Ioniq 9 in produzione
E non dipende solo del luogo di produzione: sono tassati pure i singoli componenti, anche se attraversano il confine più volte prima di essere montati. È infatti probabile che le vostre auto contengano parti prodotte da aziende come Magna (Canada), oppure Denso o Bosch, che producono praticamente ogni componente per auto giapponesi o tedesche. Magari la vostra utilitaria economica è costruita in un Paese straniero non troppo lontano. Per esempio, sapete dove sono prodotte le Chevrolet Blazer ed Equinox EV a prezzo accessibile? In Messico.
Ecco, tutte queste auto stanno per subire un forte aumento di prezzo, in un’epoca in cui l’accessibilità economica diventa una chimera che i produttori inseguono per mantenere i volumi di vendita.
Nessun vantaggio
Non avevo davvero bisogno di quella Ioniq 5. Lavoro da casa, possiedo altre auto e provo veicoli per lavoro; non era una necessità. Ma tanti americani ce l'hanno ed è per questo che così tanti faticano a sostenere le rate mensili.
Secondo Ed Kim, presidente della società di ricerca AutoPacific, «i costruttori saranno costretti a scaricare l’enorme aumento dei costi derivanti dai nuovi dazi sui consumatori, che dall’inizio della pandemia hanno già visto il prezzo medio di un’auto nuova salire dai circa 39.000 dollari della fine del 2019 ai quasi 50.000 dollari della fine del 2024».
Kim è stato diretto: «Non c’è praticamente nessun vantaggio in questi dazi per l’industria auto e i consumatori potrebbero dover affrontare il colpo più duro all’accessibilità economica che abbiano mai vissuto in vita loro». E ha ragione.
Non si scappa
Basta fare i conti sulla Ioniq 5 che volevo noleggiare. Il prezzo di listino era di circa 51.000 dollari. Dopo sconti e incentivi Hyundai, il prezzo effettivo era sceso a circa 36.000 dollari, includendo 13.500 dollari di bonus, compreso il credito d’imposta da 7.500 dollari previsto dall’IRA per i veicoli elettrici. Come cambierebbero questi prezzi con i dazi aggiunti a listino?
Come ha scritto il collega Patrick George, neanche la produzione americana può salvare i produttori. La nuova Ioniq 5 è costruita negli USA, ma solo il 30% delle parti è americano. Una volta aggiunta una batteria prodotta negli Stati Uniti, si sale al 60%, ma tutto il resto è comunque soggetto ai dazi. Non c’è scampo.
Non è solo una questione di “privilegio” per aver rifiutato una rata mensile che, in fondo, era la metà di quella che molti americani pagano. No, questi dazi stanno già avendo effetti tangibili sulla domanda. AutoPacific ha pubblicato uno studio che lo dimostra.
Come cambiano i piani degli automobilisti americani
Sono stati intervistati alcuni over 18 che pianificano di comprare un’auto entro l’anno. Ben il 75% ha dichiarato che cambierà i propri piani d’acquisto. Le azioni includono finanziamenti a più lungo termine, scelte di modelli più economici, o preferire un leasing anziché un acquisto.
Il 23% degli intervistati potrebbe semplicemente rinunciare e aspettare che il mercato si stabilizzi. Un altro 13% potrebbe abbandonare l'idea, perché pensa di non trovare un’auto accessibile. E questo sondaggio è stato condotto prima che conoscessimo tutti i dettagli dei nuovi dazi.
Anche tra chi è disposto a sopportare l’aumento di prezzo, i margini sono stretti. Il 52% degli acquirenti disposti a spendere più del previsto accetterebbe un aumento di 3.000–5.000 dollari. Ma il restante 48% no. E per quanto riguarda chi accetta una rata mensile più alta, la maggioranza si fermerebbe a 100 dollari in più.
Pericolo per le auto elettriche economiche
Questi dazi minacciano soprattutto i modelli più economici. Chi era interessato a una Blazer EV potrebbe virare su una Equinox EV più economica. Ma chi poteva permettersi solo una Equinox EV potrebbe dover ripiegare su un usato o dire addio al mercato. È un disastro per la crescita dei veicoli elettrici, che a sua volta è un ostacolo per la crescita dell’industria delle batterie americana e, ovviamente, per l’ambiente.
L’accessibilità è un problema per tutti i tipi di auto, ma lo è ancor di più per le elettriche. Pensare che i dazi non incideranno sui prezzi è ingenuo. Pensare poi che Hyundai non proverà a distribuire i costi dei dazi su altri modelli importati (come la Sonata o la Kona) è poco realistico.
Modelli importati come la Toyota bZ4X e la Hyundai Kona Electric sono ora soggetti a nuovi dazi rispettivamente del 24% e 25%. La VinFast VF8, già non eccellente, è ora gravata da un dazio del 43%, che la rende totalmente fuori mercato. Auto come la Mini Countryman SE, già costosa coi suoi 50.000 dollari, con dazio, tasse e senza credito d’imposta IRA, potrebbero facilmente arrivare a rate mensili a quattro cifre.
Per buona parte dell’America centrale, è come avere una seconda rata del mutuo. È letteralmente insostenibile.
«Ora più che mai, l’accessibilità sarà una preoccupazione per la maggior parte degli americani, a prescindere da chi abbiano votato e da chi incolpino», dichiara Robby DeGraff, responsabile delle analisi prodotto e consumatore di AutoPacific.
«Questi dazi ostacoleranno seriamente le ambizioni di molti consumatori. Che si tratti di un viaggio, di un intervento in casa o dell’acquisto di un veicolo. E oltre a questo, i nostri portafogli verranno spremuti al distributore, alla cassa del supermercato, ovunque. I dazi finiscono quasi sempre per danneggiare i consumatori».
DeGraff ha poi espresso una preoccupazione ancora più grande per gli effetti a catena. «Sono preoccupato per la nostra industria auto perché è un effetto domino: i prezzi salgono, i consumatori aspettano o si rivolgono all’usato, la domanda cala, la produzione si ferma, gli impianti si chiudono e iniziano i licenziamenti».
Allacciate le cinture, perché ci aspetta un viaggio molto turbolento. E sembra proprio che l’amministrazione Trump non abbia idea di quanto male possano andare le cose per il consumatore americano medio.
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