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Le auto cinesi dividono l’America (e qualcuno le chiama “cancro”)

Il senatore Bernie Moreno dell’Ohio presenterà una proposta di legge per vietare l’ingresso di vetture made in China. Ma c’è chi dice “no”

Lynk&Co 08
Foto di: Andrei Nedelea

Rafforzare la stretta contro le auto cinesi, definite “un cancro”. È la promessa (e la provocazione) di un senatore repubblicano degli Stati Uniti d’America.

Si chiama Bernie Moreno, è originario dell’Ohio e ha dichiarato che ad aprile presenterà una proposta di legge per bloccare le importazioni di auto cinesi e di software, componenti e partnership industriali legate a produttori della Cina.

La proposta farebbe sì che “non esista mai uno scenario in cui un’automobile cinese possa entrare nel nostro mercato, che si tratti di hardware, software o collaborazioni industriali”, le parole pronunciate all’Automotive Forum e riportate dalla Reuters.

“Lo faccia anche l’Europa”

Moreno spera anche che America Latina, Europa, Messico e Canada adottino regole simili. “Impediremo al cancro di entrare nel nostro mercato e avremo bisogno che gli altri Paesi facciano la chemioterapia”.

I dazi superiori al 100%, introdotti durante l’amministrazione Biden, hanno già impedito gran parte delle importazioni di auto made in China negli USA. A questo si aggiungono le restrizioni sulle tecnologie di connettività e guida automatizzata prodotte sempre in Cina che rendono già molto difficile vendere un veicolo cinese su suolo americano.

Ciononostante, le Case cinesi continuano a guardare con interesse agli Stati Uniti, il secondo mercato auto più grande al mondo dopo, proprio, il Paese del Dragone. Il gruppo Geely ha dichiarato lo scorso anno di aspettarsi di annunciare un ingresso più ampio negli Stati Uniti entro i prossimi due o tre anni. L’azienda vende già i marchi Polestar e Volvo, ma prevede di portare altri brand.

C’è chi dice no

Dal canto loro, molti consumatori americani si mostrano aperti alle auto cinesi, che si sono guadagnate una reputazione positiva per rapporto qualità-prezzo e livello tecnologico, anche tra diversi dirigenti dell’industria statunitense.

Moreno vuole però andare oltre, eliminando anche la possibilità di joint venture tra produttori cinesi e occidentali. Una posizione che sembra contraddire quanto dichiarato lo scorso anno dal presidente Donald Trump, che aveva affermato di voler “lasciar entrare la Cina”, a condizione che le aziende costruissero auto negli Stati Uniti impiegando lavoratori americani.

Nel frattempo, i Paesi vicini agli Stati Uniti stanno adottando un approccio più aperto verso le importazioni di veicoli cinesi.

Il Canada, ad esempio, ha abolito il proprio dazio del 100%, sostituendolo con un sistema di quote di importazione. In base alla nuova normativa, entrata in vigore a marzo, il Paese consentirà l’importazione di massimo 49.000 auto made in China all’anno, con una tassa ridotta al 6,1%. La quota annuale potrebbe salire fino a 70.000 veicoli entro 5 anni.

C’è poi il Messico, che il costruttori orientali vedono non solo come un mercato, ma anche come una base produttiva ed esportativa.