Volani vs batterie: perché vincono gli ioni di litio
Costi, dimensioni e diffusione rendono le batterie la scelta dominante, lasciando ai volani solo applicazioni di nicchia
Nel panorama della transizione energetica, dove le batterie agli ioni di litio dominano la scena, c’è una tecnologia che continua a riaffiorare senza mai affermarsi davvero: i volani, sistemi meccanici che immagazzinano energia sotto forma di massa in rotazione.
Nonostante decenni di ricerca e investimenti pubblici e privati, il loro ruolo nella rete elettrica resta marginale anche nel 2026.
Un’analisi recente riporta al centro del dibattito il caso di aziende come Amber Kinetics, evidenziando come, pur funzionando dal punto di vista tecnico, i volani non siano riusciti a trasformarsi in un vero business su larga scala.
Dalla ricerca pubblica ai primi impianti commerciali
Fin dagli anni ’70, come si legge su CleanTechnica, il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha sostenuto lo sviluppo dei volani come alternativa alle batterie. Il principio è semplice: accumulare energia facendo ruotare un corpo e recuperarla quando serve, senza i limiti chimici tipici degli accumulatori tradizionali.
Aziende come Beacon Power hanno portato questa tecnologia fino alla rete elettrica, realizzando impianti come quello di Stephentown, nello stato di New York, capace di erogare 20 MW di potenza con una capacità di appena 5 MWh.
Questi numeri raccontano però la vera natura dei volani: non sistemi per immagazzinare grandi quantità di energia, ma strumenti di regolazione rapida della frequenza della rete. In altre parole, dispositivi pensati per intervenire in pochi secondi, più che per coprire il fabbisogno energetico di ore.
Un mercato di nicchia che, dopo una breve finestra favorevole nei primi anni 2010, si è rapidamente ridimensionato. Lo stesso Beacon Power è finito in bancarotta nel 2011, nonostante impianti funzionanti e finanziamenti pubblici significativi.
Batterie e alternative: il confronto è impari
Il vero ostacolo per i volani non è mai stato tecnico, ma economico e dimensionale. I sistemi moderni proposti da Amber Kinetics, come l’unità M32 da 32 kWh, evidenziano il problema: per eguagliare un singolo sistema di accumulo a batterie da 5 MWh servirebbero oltre 150 moduli. Una differenza che si traduce in maggiore complessità, costi più elevati e difficoltà di integrazione.
Nel frattempo, le batterie agli ioni di litio hanno visto un calo drastico dei costi e una diffusione su larga scala, diventando la soluzione di riferimento per l’accumulo energetico. Anche altre tecnologie si sono ritagliate ruoli più chiari: gli impianti idroelettrici a pompaggio per lo stoccaggio di lunga durata e i condensatori sincroni per la stabilità della rete. In questo contesto, i volani hanno perso il loro principale vantaggio competitivo, ovvero la rapidità di risposta, ormai raggiunta anche da inverter avanzati e sistemi elettronici.
Resta qualche nicchia, come i sistemi di continuità per infrastrutture critiche, dove la capacità di fornire energia per pochi secondi con alta affidabilità è più importante della quantità immagazzinata. Ma si tratta di applicazioni limitate, lontane dalla promessa iniziale di rivoluzionare lo stoccaggio su larga scala.
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