Il Tesla Semi entra in produzione (per davvero)
Prodotto il primo esemplare del camion elettrico e, a breve, ne inizierà la commercializzazione
Dopo anni di rinvii, promesse e sviluppo, il primo Tesla Semi è finalmente prodotto su una linea di assemblaggio ad alto volume, segnando un punto di svolta concreto.
Non si tratta più di prototipi o piccoli lotti sperimentali: con l’avvio della produzione industriale nel sito dedicato in Nevada, il camion elettrico di Tesla entra finalmente in una nuova fase, quella decisiva per il mercato.
Fino a 50.000 camion all'anno
Il traguardo è tutt’altro che banale e arriva a distanza di anni dalla presentazione. Mostrato per la prima volta nel 2017, il Tesla Semi sarebbe dovuto arrivare su strada già nel 2019, ma il progetto ha accumulato ritardi su ritardi. Solo alla fine del 2022 sono stati consegnati i primi esemplari a clienti selezionati, come PepsiCo, costruiti però su una linea pilota e in volumi limitati.
Tesla Semi
Negli anni successivi, l’azienda ha lavorato per ottimizzare il progetto. Il peso è stato ridotto di circa 450 kg, mentre una fabbrica ad hoc è stata realizzata accanto alla Gigafactory Nevada.
Ora cambia tutto. La nuova linea produttiva è progettata per arrivare a una capacità teorica di 50.000 camion all’anno.
Tre motori e ricarica a 1,2 MW
Dal punto di vista tecnico, il camion di Tesla punta su numeri ambiziosi. Sono previste due versioni: una Standard Range con autonomia di oltre 520 km e una Long Range capace di arrivare a circa 800 km a pieno carico. Entrambe utilizzano un powertrain tri-motore da oltre 1.000 CV, progettato per garantire prestazioni elevate anche nelle condizioni più impegnative del trasporto pesante.
Un elemento chiave è la ricarica. Il camion supporta i Megacharger da 1,2 MW, una tecnologia che consente di recuperare fino al 60% dell’autonomia in circa 30 minuti. Questo tempo si allinea con le pause obbligatorie dei conducenti, rendendo l’elettrico più compatibile con le esigenze operative del trasporto su lunga distanza.
Anche il prezzo rappresenta un fattore competitivo. Con circa 260.000 dollari per la versione base e 290.000 per quella Long Range, il Semi si posiziona al di sotto di molti concorrenti elettrici della stessa categoria, come i modelli proposti da Volvo o Daimler. Un vantaggio che, unito ai minori costi operativi rispetto ai diesel, potrebbe renderlo particolarmente interessante per le flotte.
Un altro punto di forza è l’integrazione verticale: le batterie 4680 vengono prodotte nello stesso complesso industriale, riducendo la dipendenza dalla catena di fornitura e uno dei principali limiti che in passato aveva rallentato il progetto. Vedremo come evolverà la situazione nei prossimi mesi.
Fotogallery: Tesla Semi
Fonte: Electrek
Consigliati per te
Perché la Tesla Model Y L potrebbe arrivare in Europa
Hotel e auto elettriche: il business della ricarica cresce
Calenda chiede a Salvini di autorizzare la guida autonoma di Tesla
Greenvolt porta il fotovoltaico industriale a Cucciago
Così Tesla "prevede" (ed evita) le code ai Supercharger
L'elettrico di BYD si prepara a entrare in Formula 1
La Tesla Model Y ha il 92% di batteria dopo 180.000 km e ricariche fast