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L'autonomia residua di una BYD Seal dopo 50.000 km

Dopo 2 anni, il pacco batterie dell'auto elettrica cinese conserva oltre il 95% della capacità originale

Degradation Diaries
Foto di: InsideEVs

Il degrado delle batterie è uno degli argomenti che interessano di più gli automobilisti a zero emissioni, sia attuali che futuri. Anche se gli studi dimostrano che le auto elettriche resistono bene, non c'è una regola fissa.

Ecco perché è nata la “Degradation Diaries”, una rubrica che analizza casi concreti di perdita della capacità per imparare dall’esperienza.

Il primo episodio prende in esame una BYD Seal del 2024 a motore singolo con 31.000 miglia, pari a quasi 50.000 km. L’auto, testata in Australia dal canale YouTube Beyond EV, ha circa due anni.

Quando era nuova, la Blade Battery al litio-ferro-fosfato (LFP) aveva una capacità di 82,56 kWh, equivalenti a circa 570 km di autonomia.

Il video approfondisce diversi aspetti, senza però chiarire in che modo l'auto sia stata ricaricata durante la vita su strada: prevalentemente in corrente alternata (lenta) o in corrente continua (veloce)? Il tipo di ricarica influisce infatti sulla longevità delle batterie: l’uso intensivo delle colonnine DC accelera il degrado.

In ogni caso, l’analisi rivela che la batteria conserva il 95,08% della capacità originale, pari a circa 78,5 kWh e 542 km di autonomia. Si tratta di un risultato molto positivo, soprattutto considerato che non si conoscono le condizioni d’uso del veicolo.

Una perdita di capacità del 5% in un paio d’anni può sembrare importante, ma non è proprio così. Secondo uno studio pubblicato dal Journal of Power Sources, il degrado delle batterie agli ioni di litio – comprese le LFP – spesso non segue un andamento lineare. Quindi un calo inferiore al 5% dopo 50.000 chilometri non significa necessariamente che la batteria continuerà a degradarsi allo stesso ritmo negli anni successivi.