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Fotovoltaico, la mossa di GIVA cambia le regole del gioco

Accordo ventennale con GreenYellow: 11 MWp, 15,5 GWh l'anno e metà dei consumi coperta da energia solare

GreenYellow gestirà gli impianti di GIVA in Lombardia
Foto di: Secnewgate

Due impianti fotovoltaici già attivi che diventano un servizio “chiavi in mano” per l’industria pesante. GreenYellow e GIVA hanno siglato un accordo ventennale per la gestione di 11 MWp di fotovoltaico installato in Lombardia, con una produzione annua di 15,5 GWh di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo nei siti produttivi siderurgici.

L’intesa, firmata a Milano e valida per gli stabilimenti di Visano (Brescia) e Cella Dati (Cremona), vuole trasformare un asset energetico capital intensive in un servizio di lungo periodo, mantenendo però in casa i benefici economici e ambientali dell’energia solare.

Che cosa prevede l’accordo GreenYellow–GIVA

L’intesa tra GreenYellow, attiva nella transizione energetica decentralizzata, e GIVA, gruppo siderurgico italiano, è strutturata come un Service Agreement on-site della durata di 20 anni. L’accordo riguarda due impianti fotovoltaici esistenti e già operativi situati presso i siti produttivi di Visano (provincia di Brescia) e Cella Dati (provincia di Cremona).

La formula scelta è quella dell’Energy-as-a-Service, che prevede il coinvolgimento diretto di GreenYellow nella gestione e nella valorizzazione di questi asset energetici, senza che GIVA debba occuparsi in prima persona di esercizio e manutenzione.

Nel dettaglio, GreenYellow si impegna a garantire l’esercizio e la manutenzione degli impianti, oltre alla massimizzazione delle performance, con l’obiettivo di mantenere elevata l’efficienza di produzione nel tempo. GIVA, dal canto suo, continua a utilizzare l’energia rinnovabile prodotta in sito in modalità autoconsumo, senza rinunciare ai vantaggi in termini di riduzione della bolletta elettrica e delle emissioni di CO2.

Secondo quanto indicato dalle due aziende, questo schema consente a GIVA di liberare risorse finanziarie, rendendo più “leggera” a bilancio la componente energetica e trasformando il fotovoltaico da investimento immobilizzato a servizio continuativo.

I due impianti: potenza, produzione e copertura dei consumi

L’accordo copre un impianto fotovoltaico a terra dotato di sistemi di inseguimento solare (tracker) da 8 MWp presso il sito di Visano e un impianto su copertura da 3 MWp presso il sito di Cella Dati, per una potenza installata complessiva di 11 MWp. Secondo i dati diffusi dalle aziende, i due impianti producono complessivamente circa 15,5 GWh di energia rinnovabile all’anno. Questa produzione permette di coprire circa il 50% del fabbisogno energetico complessivo dei due stabilimenti industriali interessati, incidendo in modo significativo sulla loro domanda elettrica.

Sul fronte ambientale, la generazione fotovoltaica di questi impianti consente di evitare ogni anno oltre 6.510 tonnellate di CO2. Nel comunicato, le aziende traducono questo dato in un’equivalenza intuitiva: si tratta di un beneficio ambientale paragonabile ai consumi elettrici annuali di oltre 8.030 famiglie.

Per un settore energivoro come quello siderurgico, l’abbinamento tra alta intensità energetica e produzione rinnovabile in loco è un tassello rilevante nella strategia di decarbonizzazione, e mostra come soluzioni di questo tipo possano incidere in modo concreto sulle emissioni dell’industria pesante.

GreenYellow gestirà gli impianti di GIVA in Lombardia

GreenYellow gestirà gli impianti di GIVA in Lombardia

Foto di: Secnewgate

Dall’asset al servizio: perché interessa alle imprese energivore

Secondo le parti, la partnership si propone come un modello per le aziende industriali che hanno già installato impianti fotovoltaici e vogliono massimizzarne il valore, senza immobilizzare capitale in asset considerati non core rispetto al proprio business principale. Nel caso di GIVA, l’operazione ha permesso di valorizzare gli asset fotovoltaici esistenti e, allo stesso tempo, di liberare risorse finanziarie da destinare allo sviluppo del business e a futuri investimenti strategici. La continuità nell’utilizzo dell’energia prodotta in sito in autoconsumo resta però un punto fermo, grazie al contratto di lungo termine che offre stabilità e prevedibilità dei servizi energetici.

Per chi guarda alla transizione energetica dal lato della domanda, questo tipo di schema Energy-as-a-Service risponde all’esigenza di semplificare la gestione degli asset energetici e, al contempo, di “sbloccare” capitale da reinvestire in altre aree ritenute prioritarie. Le aziende industriali, secondo quanto evidenziato nel comunicato, sono “sempre più alla ricerca di soluzioni che consentano di accelerare la transizione energetica senza immobilizzare capitale in asset non strategici”. In questo contesto, la combinazione tra produzione rinnovabile in sito, contratti pluriennali e gestione affidata a operatori specializzati risulta particolarmente interessante per i comparti ad alta intensità energetica, dai forni siderurgici alle grandi linee produttive.

Commentando l’operazione, il CEO di GIVA, Jacopo Longhi Vienna, ha detto: "In un contesto in costante evoluzione, la capacità di individuare soluzioni efficaci e coerenti con i nostri obiettivi è fondamentale per continuare a creare valore in modo sostenibile".

Dal lato dell’operatore energetico, Pierre Marouby, General Manager di GreenYellow, inquadra l’intesa come esempio di un modello più ampio rivolto alle imprese: "Con questo accordo, GIVA può continuare a beneficiare dell’energia rinnovabile prodotta in loco mentre GreenYellow si occupa della gestione completa degli impianti. Si tratta di un modello che coniuga sostenibilità e ottimizzazione finanziaria".

Un tassello in più nella corsa alle rinnovabili industriali

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio, in cui gli impianti fotovoltaici al servizio di aziende “energy intensive” stanno diventando sempre più frequenti anche in Italia. Situazioni analoghe si sono viste, ad esempio, con progetti come quello di Greenvolt nel settore alimentare o con altre installazioni dedicate all’industria, come raccontato nei nostri approfondimenti su nuovi impianti fotovoltaici per la produzione, tra cui quello realizzato a Torino per il settore dei prodotti da forno. In questo scenario, la mossa di GIVA e GreenYellow segue la stessa logica: usare rinnovabili in sito per contenere costi e emissioni, lasciando però la gestione tecnica a un soggetto specializzato.

Per un’industria che guarda anche alla crescente domanda di acciaio “più pulito” lungo la filiera automotive e della mobilità elettrica, operazioni di questo tipo rappresentano un segnale di adattamento progressivo. Il comunicato sottolinea come, con questo approccio, GreenYellow ampli la propria offerta affiancando allo sviluppo di nuovi impianti la valorizzazione delle infrastrutture rinnovabili già esistenti, supportando le aziende nell’adozione di modelli energetici più efficienti e sostenibili. Per GIVA, che dispone di una rete di impianti produttivi nel nord Italia e opera con un modello industriale integrato lungo la catena del valore dell’acciaio, il fotovoltaico in autoconsumo gestito in modalità servizio diventa così uno degli strumenti per tenere insieme competitività e riduzione dell’impatto ambientale.