Lucid rischia davvero la bancarotta? Facciamo chiarezza
Tra crollo in Borsa, supporto dell’azionista e advisor di ristrutturazione, il caso Lucid oggi ha fatto notizia
Nelle scorse ore, lo avrete già letto, Lucid è finita al centro di un vortice di indiscrezioni su un possibile Chapter 11 che hanno fatto precipitare il titolo in Borsa e costretto il Nasdaq a sospenderne temporaneamente le contrattazioni. Nel momento peggiore della giornata il titolo ha perso oltre il 50%, per poi limitare le perdite a circa il 14% in chiusura.
La replica dell'azienda non si è fatta attendere. Il responsabile della comunicazione, Nick Twork, ha liquidato le voci sul fallimento come "completamente false", assicurando che Lucid dispone di risorse finanziarie sufficienti per sostenere le proprie attività "ben oltre il prossimo anno".
Lucid è davvero vicina alla bancarotta? Cosa ha detto il CEO
Lucid ha respinto in modo netto le indiscrezioni di una bancarotta imminente. Le parole circolate dai vertici aziendali vanno nella direzione di una smentita totale sia sul Chapter 11 sia su ipotesi di ritiro dal listino.
Il messaggio chiave è doppio: da un lato i rumor vengono definiti “completamente falsi”, dall’altro si sottolinea che esiste liquidità per proseguire le attività ben oltre il prossimo anno. Non è un dettaglio: significa che, allo stato attuale, Lucid non si descrive come un’azienda sull’orlo del default o a corto di cassa nel giro di pochi mesi.
Questo però non equivale a dire che il quadro sia sereno. In genere, quando entra in gioco un advisor di ristrutturazione come AlixPartners, vuol dire che il management sta valutando opzioni per ridurre costi, ottimizzare struttura industriale e, se necessario, rivedere il perimetro del business. È un segnale di difesa, non la prova di una bancarotta alle porte.
Perché le voci su Chapter 11 hanno fatto crollare il titolo
Il movimento in Borsa è stato violento: in una singola giornata le azioni Lucid sono arrivate a perdere circa il 55%, per poi chiudere comunque con una flessione attorno al 14%. La dinamica è tipica dei casi in cui sul mercato si diffonde l’ipotesi di un Chapter 11 con possibile delisting: gli investitori scontano subito lo scenario peggiore.
Per un costruttore di EV giovane e ancora in forte perdita, il prezzo del titolo non è solo “finanza creativa”: serve a finanziare investimenti in fabbriche, nuove piattaforme e, nel caso di Lucid, l’espansione internazionale. Se il mercato inizia a prezzare il rischio default, diventano più difficili sia aumenti di capitale sia emissioni di debito a condizioni accettabili.
Lucid prepara Cosmos, il SUV elettrico da circa 50.000 dollari che sfiderà Tesla Model Y e Rivian R2, puntando al mercato di massa
Qui sta il punto che interessa chi segue il mondo delle auto elettriche più che i grafici di Wall Street: Lucid è uno dei brand che ha puntato tutto su berline elettriche premium ad alta autonomia, con target diretto a Tesla Model S e alle grandi tedesche. Un crollo di fiducia di questa entità, anche se smentito sul piano della bancarotta, rimette in discussione la velocità dei piani di prodotto e l’ambizione di diventare un costruttore di volumi significativi.
Insomma, il tema non è solo quanto c’è in cassa oggi, ma quanta autonomia finanziaria resta se le perdite dovessero continuare con ritmi simili al passato. E qui entra in gioco l’altro grande elemento: il supporto dell’azionista di riferimento.
Lucid non è un puro “startupper” abbandonato al mercato: alle spalle c’è un socio forte che ha già dimostrato disponibilità a sostenere l’azienda in più round.
Questo non vuol dire che le perdite non contino, ma che la probabilità di un Chapter 11 “improvviso” è molto diversa da quella di una piccola realtà senza sponsor. In più, la presenza di un advisor come AlixPartners suggerisce che si stiano valutando scenari di ristrutturazione controllata piuttosto che un crash descritto dai rumor.
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