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Texas: una batteria gigante da 250 MW ora alimenta la rete
Old 300 Storage è un impianto di stoccaggio elettrochimico realizzato a Needville, a sud ovest di Houston, e basato su Tesla Megapack

Foto di: Orsted
Eleonora Lilli 
Di: Eleonora Lilli
7 ago alle 11:03
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Una batteria grande quanto una centrale di media taglia è stata appena agganciata alla rete del Texas. Il progetto si chiama Old 300 Storage, usa moduli Tesla Megapack ed è firmato da Ørsted, il gruppo danese attivo nelle rinnovabili. Insieme al vicino parco solare Old 300 Solar, porta in campo centinaia di megawatt fra produzione e accumulo, in una delle reti più stressate degli Stati Uniti.
Old 300 Storage è un sistema di accumulo da 250 MW e 500 MWh collegato alla rete ERCOT, l’operatore che gestisce quasi tutta l’energia elettrica del Texas. In pratica significa avere una batteria di rete capace di erogare alla massima potenza per due ore, attivandosi nei momenti in cui consumo e produzione non si incastrano.
Tesla Megapack e il progetto Old 300 in Texas
Old 300 Storage è un impianto di stoccaggio elettrochimico realizzato a Needville, a sud ovest di Houston, e basato su Tesla Megapack, i container-batteria per uso industriale e di rete. Ørsted, sviluppatore del progetto, indica l’impianto come pienamente operativo e integrato nella rete ERCOT, con funzioni di supporto all’affidabilità del sistema elettrico locale.

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Ogni unità Megapack in configurazione a due ore offre circa 1,9 MW di potenza e 3,85 MWh di energia accumulabile. Mettendo insieme decine di moduli si arriva ai 250 MW complessivi del sito texano. I Megapack sono stati prodotti nello stabilimento Tesla di Lathrop, in California, lo stesso tipo di tecnologia già visto in altri progetti di grande taglia come l’impianto di accumulo che c'è in Scozia (in Europa).
Old 300 si inserisce in un portafoglio onshore statunitense di Ørsted di circa 6 GW, mentre secondo l’ultimo report finanziario di Tesla i dispiegamenti cumulativi di storage energetico (Megapack e Powerwall) dal 2016 hanno superato i 132 GWh a livello globale.
250 MW e 500 MWh: cosa significano per la rete
La coppia di valori 250 MW / 500 MWh indica che Old 300 può immettere in rete la sua piena potenza per circa due ore. In quelle finestre la batteria si comporta come una centrale flessibile, capace di contribuire al bilanciamento quando la produzione da eolico e solare cala o quando il consumo cresce rapidamente, ad esempio nei periodi di caldo intenso in cui i climatizzatori spingono la domanda.
Il sito è co-localizzato con Old 300 Solar, un parco fotovoltaico da 430 MW in esercizio dal 2024 che genera elettricità per circa 80.000 abitazioni e attività texane. Batteria e impianto solare sono collegati alla stessa area, ma funzionano in modo indipendente: l’energia immagazzinata non è vincolata solo al fotovoltaico vicino, ma si integra con la rete complessiva.
Oltre al ruolo tecnico, Old 300 Storage e il parco solare associato sono accreditati di un impatto economico non trascurabile, con circa 110 milioni di dollari (poco più di 100 milioni di euro) di entrate fiscali attese per scuole, infrastrutture e servizi di emergenza della zona.
Perché conta anche per auto elettriche e ricarica
La rete ERCOT, che copre la maggior parte del Texas, è spesso al centro dell’attenzione per i picchi di domanda e gli eventi climatici estremi. Un impianto di battery energy storage di questa scala riduce gli sbalzi di prezzo all’ingrosso e aiuta a evitare distacchi programmati quando la generazione tradizionale o rinnovabile non basta. In uno scenario con più veicoli elettrici collegati alla rete, la presenza di riserva flessibile a batteria semplifica l’integrazione di ricariche rapide concentrate nelle stesse fasce orarie.
Lo schema che si vede in Texas è affine a quello di altri progetti basati su Tesla Megapack e destinati a sostenere infrastrutture di ricarica o contesti con forte domanda elettrica, come l’area del grande Supercharger di Eddie World in California o le iniziative congiunte per data center e servizi energetici descritte nel nostro focus sui Megapack usati a supporto dei data center. La logica è simile: aggiungere un polmone di energia vicino ai punti di consumo più variabili.
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