Nuovi modelli e non solo: un ecosistema per la e-mobility. Ma “servono regole certe per non spaventare i clienti”

Sull’elettrificazione FCA fa sul serio. Superate ampiamente le perplessità del passato, il gruppo è proiettato infatti verso un 2020 che si preannuncia l’anno di svolta della casa per le auto “alla spina”. Non solo per i modelli che sbarcheranno sul mercato – in primis l’attesissima 500 full electric in arrivo il 4 luglio - ma anche per il concretizzarsi di un approccio all’elettrico a 360 gradi. Un dato su tutti: entro la fine del prossimo anno il costruttore installerà in Europa 13mila colonnine (di cui una parte a disposizione dei clienti come ricarica pubblica): un migliaio presso le fabbriche, circa 4.000 nei Leasys store e circa 8.000 nei dealer.

La roadmap dei modelli: novità ogni tre mesi

Ma andiamo con ordine, perché di carne al fuoco ce n’è tanta. Il punto sui piani elettrici di FCA è stato fatto ieri a Melfi, in occasione dei 25 anni dello stabilimento e dell’ormai imminente partenza in quella sede della produzione delle Jeep Renegade e Compass plug-in hybrid. Partenza per cui è tutto pronto, con i primi esemplari pre-serie che hanno già iniziato a lasciare questa fabbrica “4.0”.

I due SUV, che rappresentano il debutto elettrificato di Jeep, sbarcheranno sul mercato entro la metà del prossimo anno, poco dopo l'avvio della fase di pre-produzione delle Fiat 500, Panda e Lancia Ypsilon mild hybrid, ma prima dell’arrivo della 500 a batteria. Modello quest'ultimo su cui i manager della casa ammettono di puntare moltissimo, che sarà seguito a sua volta dal Ducato elettrico, destinato a recitare un ruolo chiave per decarbonizzare il cosiddetto “ultimo miglio” dei trasporti.

Jeep Compass, la linea di montaggio a Melfi

“Ogni tre mesi una nuova offerta di prodotto”, scandisce Roberto Di Stefano, head of Emea e-Mobility di FCA, per una strategia che si interseca con il programma di investimenti da 5 miliardi di euro del costruttore in Italia. Renegade e Compass saranno infatti prodotte esclusivamente a Menfi, mentre il polo di Mirafiori ospiterà le produzioni della nuova 500 elettrica e le vetture Maserati con sistemi a propulsione elettrica ibridi e a batteria (queste ultime realizzate anche a Modena). E made in Italy saranno anche il Ducato Electric e l’Alfa Romeo Tonale.

Come Blockbuster e Netflix: chi non si evolve è perduto

“C’è bisogno di cambiamento ma noi siamo abituati a cambiare”, assicura Di Stefano, che riconoscendo la fase “abbastanza complicata” vissuta dall’automotive porta l’esempio di quanto accaduto a Netflix e Blockbuster. Due business nati sullo stesso piano, di cui solo il primo ha saputo evolversi. E il resto è storia.

“Noi stiamo cercando di cogliere la parte positiva del cambiamento e di apprendere i bisogni del cliente che si approccia alla transizione verso l’auto elettrica”, spiega ancora il manager Fca, “vogliamo dimostrare agli automobilisti che guidare elettrico può portare vantaggi importanti”. Però, aggiunge, “non basta più il solo prodotto, servono anche i servizi”.

Un ecosistema competitivo, oltre che sostenibile

Ed è per questa ragione che la casa si sta impegnando a costruire un vero e proprio “ecosistema” per la mobilità elettrica, grazie alle recenti alleanze con Enel X ed Engie sul fronte delle ricariche (domestiche e pubbliche), con Terna per il vehicle to grid, con Transatel per la connettività e con Laxis Nexis e Generali per assicurazioni “profilate”.

Accordo FCA Enel X

“Vogliamo costruire un pacchetto completo”, chiarisce Di Stefano, con l’intento di permettere al cliente di usufruire senza problemi di una serie di servizi dopo aver scelto un’auto elettrica (o elettrificata). La casa rimarca che la sua “strategia generale” non si limita quindi a elettrificare la gamma - secondo le “linee guida” di ciascun brand - ma attraverso l’“ente e-Mobility” vuole “coordinare tutte le attività collegate alla mobilità elettrica, che porterà i clienti a intendere l’uso dell’auto e la mobilità in generale in modo completamente diverso”. Perché le vetture da sole non bastano, serve appunto un “ecosistema funzionale al loro utilizzo”, che sia “competitivo oltre che sostenibile”.

In quest’ottica non può mancare anche un lavoro condiviso con Leasys per costruire offerte ad hoc per chi non vuole comprare il veicolo elettrico, ma usarlo. Il traguardo, più in generale, resta quello di arrivare quanto prima alla TCO-parity (ossia alla parità del costo totale di possesso) tra EV e auto tradizionali.

La filiera italiana e l’importanza delle regole certe

Nel frattempo “si stanno creando i presupposti per guadagnare sull’elettrico”, rileva Di Stefano, che pensando al sistema Paese ha una convinzione: bisogna dare vita a una “filiera italiana dell’elettromobilità”. Chissà se al Ministero dello Sviluppo Economico, dove i rappresentanti dell’automotive e dell’energia stanno iniziando a parlare con Patuanelli del futuro dell’auto, si comincerà a muovere qualche passo in questa direzione.

Sicuramente quello che servirebbe da subito secondo il capo Emea e-Mobility di FCA sono “regole chiare” per tutto ciò che riguarda l’e-mobility, evitando quindi che le amministrazioni locali si muovano in ordine sparso. “Il cliente è spaventato”, mette in guardia Di Stefano, “se gli rendiamo la vita complicata diventa difficile la transizione verso l’elettromobilità”.

 

Fotogallery: Nuove Jeep Compass PHEV e Renegade PHEV, la linea di montaggio "4.0" a Melfi