In galera in Giappone da fine 2018, l'ex boss delle due Case è scappato in Libano dentro la custodia di uno strumento musicale

Insieme a Sergio Marchionne, è stato uno degli ultimi grandi leader di un gruppo automobilistico. Carlos Ghosn è stato il classico uomo solo al comando. Numero uno di Nissan e Renault, ha dettato legge per anni. Ha voluto lui, ad esempio, la Nissan Leaf; sua l'idea di spingere verso la transizione energetica con Renault Twizy, Zoe e le altre EV e ibride dell'Alleanza.

Ma a novembre 2018, Ghosn è atterrato all'aeroporto di Tokyo e ha trovato ad attenderlo la polizia locale, che senza tanti complimenti lo ha arrestato. Le accuse? Frode, false dichiarazioni alla borsa, utilizzo dei soldi aziendali per scopi personali e altre beghe finanziarie. Personaggio scomodo, per il carattere come per i compensi stellari che ha sempre percepito, Ghosn pochi giorni fa è scappato dal Giappone in modo rocambolesco. 

Una fuga da film

In libertà vigilata per il periodo natalizio, è fuggito all'interno della custodia di uno strumento musicale al termine di una festa. Ad aiutarlo nell'ingegnoso piano un gruppo paramilitare che si è presentato fingendo di dover suonare durante la serata.

Ghosn si è sempre dichiarato innocente di fronte alle accuse e in più di un'occasione si è scagliato contro la giustizia giapponese dichiarando di aver ricevuto un trattamento non consono alle regole.

 

In Libano al sicuro

Carlos Ghosn è così scappato il Libano. Appena atterrato, non ha perso tempo e ha dichiarato: "mi trovo in Libano e non sono più ostaggio del sistema giudiziario giapponese, un sistema truccato dove la colpevolezza è presunta, la discriminazione è diffusa e i diritti umani più elementari sono negati, in flagrante disaccordo con quanto stabilito dai trattati internazionali che il Giappone sarebbe tenuto a rispettare. Non sono fuggito dalla giustizia. Sono scappato dalle ingiustizie e dalla persecuzione politica. Ora potrò parlare liberamente con la stampa. Inizierò a farlo dalla prossima settimana".   

Carlos Ghosn Flees Japan And Accuses Country Of Holding Him Hostage

Ma perché proprio il Libano? Per due motivi: il primo riguarda il fatto che Carlos Ghosn ha cittadinanza libanese, oltre che francese e brasiliana; il secondo il fatto che non ci sono accordi di estradizione tra il Libano e il Giappone, per cui tornerà in galera in Giappone solo nel momento in cui riterrà di farlo.

Innocenza da provare

A 64 anni, Carlos Ghosn sa che se tornerà in Giappone avrà grandi probabilità di restare in galera per almeno 15 anni. Perché il castello accusatorio è solido e la percentuale di processi di quel tipo che finiscono con una condanna dell'imputato, nel Paese del Sol Levante, è altissima.

Carlos Ghosn Flees Japan And Accuses Country Of Holding Him Hostage

Ma riuscirà a provare la propria innocenza? E chi potrà aiutarlo a difendersi? Di certo non Hiroto Saikawa, considerato uno dei principali sostenitori dell'arresto di Ghosn e colui che ne ha preso il posto di amministratore delegato Nissan (anche se a settembre ha rassegnato le dimissioni per un altro scandalo finanziario che lo ha visto coinvolto). E neanche altre figure di vertice dell'Alleanza, che da subito hanno preso le distanze da quanto accaduto mostrando indifferenza più che di solidarietà.

 

Fotogallery: Carlos Ghosn ha accusato il Giappone di averlo tenuto in ostaggio