Ecco la guida di un pool di scienziati per evitare che con le materie prime delle batterie si ripetano gli errori fatti con il petrolio

Sono molte le ragioni per le quali sempre più persone si stanno avvicinando all'auto elettrica. C'è chi le sceglie per la loro silenziosità, per la loro efficienza o il loro essere "green". Altri ancora perché vedono nell'auto a zero emissioni il futuro della mobilità. Le elettriche, in effetti, possono garantire un impatto ambientale molto minore, a patto di non ripetere gli "errori" commessi con il petrolio. Se questo dovesse accadere, i vantaggi connessi al passaggio all'auto elettrica rischierebbero di essere vani.

Per evitare che ciò accada, scienziati di ogni parte del mondo si sono uniti per redigere un elenco di raccomandazioni, pubblicate sull'ultimo numero della rivista Science. L'obiettivo è quello di creare una sorta di vademecum con una serie di consigli pratici per prevenire il peggioramento dell'effetto serra.

Vincolati ai minerali

Il principale problema connesso alla mobilità elettrica è legato al processo di estrazione delle materie prime necessarie alla produzione delle batterie, che molto spesso avviene in territori non propriamente attenti all'eco-sostenibilità o al concetto di "lavoro etico". Il 64% del cobalto, ad esempio, proviene dal Congo, territorio nel quale viene sfruttato il lavoro di donne e bambini per contenere i costi. Ragion per cui molte Case stanno lavorando per garantire (anche grazie alla blockchain) l'estrazione etica delle materie utilizzate.

Oltre al cobalto, esistono molti altri minerali necessari alla produzione delle batterie e, stando a quando riferito da molti scienziati, questi potrebbero essere sempre necessari. Questo perché, stando all'attuale sviluppo tecnologico, se anche si riuscisse ad eliminare un elemento dalla filiera produttiva, questo andrà comunque sostituito con un altro minerale.

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Nuove speranze

Tuttavia, la ricerca non si ferma mai e alcuni esperti sono riusciti "a sbarazzarsi" di cobalto e nichel. Soluzione annunciata, ad esempio, da Nikola. Molti studi, inoltre, si stanno concentrando sullo sfruttamento di componenti più economici e dall'impatto ambientale più contenuto, come lo zolfo. Il tutto, come dicevamo in apertura, per limitare il più possibile che il passaggio all'elettrico porti alle stesse problematiche ambientali alle quali, con il tempo, ha portato il petrolio.

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Questa preoccupazione è legata al fatto che l'attuale tecnologia è agli albori e necessita di tempo per essere implementata. Tanto che le attuali proiezioni sullo sviluppo dell'auto elettrica prospettano una crescita esponenziale su più fronti.

Secondo gli scienziati, entro il 2050 si raggiungeranno i 965 milioni di veicoli elettrici circolanti e la capacità di accumulo delle batterie dovrà salire fino a 12.380 GWh, mentre quella degli impianti fotovoltaici dovrà superare i 7.100 GW. Nei prossimi anni, infatti, la domanda di metalli crescerà notevolmente. Entro il 2060, la richiesta di materiali per la produzione delle batterie crescerà dell'87.000%, mentre la richiesta di energia proveniente da fonti eoliche salirà del 1.000% e del 3.000% quella generata dai sistemi fotovoltaici per ambire a un mondo a emissioni zero.

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I consigli degli scienziati

Quindi, quali sono i consigli per per garantire che la transizione verso una mobilità pulita sia priva di problemi? Il testo di Science raccomanda quattro politiche principali. Fondamentale sarà includere la fase di estrazione dei minerali nella pianificazione dei programmi di tutela del clima e di sviluppo energetico. Altro elemento fondamentale sarà quello di tracciare l'origine dei minerali per proteggere le persone coinvolte nel lavoro di estrazione.

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Inoltre, si consiglia di trovare nuovi siti di estrazione per non legare questa fase della filiera produttiva delle batteria a pochi singoli Paesi. Un giacimento di terre rare, ad esempio, è già stato individuato al largo delle coste del Giappone.

La prestigiosa rivista scientifica, inoltre, suggerisce addirittura la ricerca nello spazio. Infine, sempre secondo gli scienziati, delegare l'estrazione a tante piccole realtà aziendali permetterebbe portare il numero di posti di lavoro disponibili nel settore fino a 40 milioni in tutto il mondo.

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In generale, proporre linee guida per l'estrazione sostenibile potrebbe rappresentare il modo migliore non soltanto per assicurare una maggiore attenzione etica al processo di estrazione limitando lo sfruttamento minorile (giusto per fare un esempio), ma anche un maggiore rispetto della terra. Elemento quest'ultimo, fondamentale per evitare di commettere proprio quegli stessi errori che spesso sono stati commessi nella fase di sfruttamento del petrolio.