Dopo l'esperienza cinese Musk vuole mantenere aperto lo stabilimento di Fremont e produrre anche respiratori: ecco cosa sta succedendo

La pandemia di Coronavirus sta rilevando quelli che sono due grandi problemi per l'umanità intera: da un lato quello relativo alla salute e dall'altro la questione economica e produttiva. Ed in questi giorni, il caso Tesla sta facendo discutere.

Gli aiuti cinesi

L'azienda aveva subito quello che era il primo impatto epidemico a Shanghai nei mesi passati, e proprio dal governo cinese, Musk aveva ricevuto sostegno per la riapertura della propri Gigafactory cinese, garantendo i rifornimenti richiesti in termini di mascherine e strumenti di igienizzazione e di rilevamento della temperatura.

Un supporto che, tra l'altro, ha incluso alloggi per alcuni dipendenti quando l'epidemia aveva affrontato un proprio picco proprio nelle regioni asiatiche. Non solo, perché le banche locali hanno fornito finanziamenti per la spinta cinese di Tesla, inclusa un'iniezione di circa 1,6 miliardi di dollari annunciata alla fine dello scorso anno.

Tesla Gigafactory 3 (Source: Jason Yang)

I tweet di Musk

La situazione, in questi due mesi si è evidentemente evoluta, con il Covid-19 che si è diffuso a tal punto da esser diventato una pandemia. La situazione italiana è ben evidente, mentre in America, lo stato di allerta si sta protraendo proprio in questi giorni, tanto più che le prime disposizioni di lockdown si stanno attivando ora.

A scorcio di tale situazione, c'è l'atteggiamento di Elon Musk che sta cercando in tutti i modi di mantenere bassa la soglia di panico attraverso delle comunicazioni su twitter da un lato, e delle mail ai propri dipendenti dall'altro, dove si tendeva a sottovalutare la portata del virus, tanto più che in alcuni tweet di risposta, lo stesso Musk si è addirittura messo ad analizzare "clinicamente" la situazione.

Elon Musk

Il negoziato con la Contea

Una volontà, da parte di Musk, per mantenere a pieno ritmo l'azienda che si è scontrata con quella che è stata l'imposizione da parte della contea di Bay Area, ovvero quella di chiusura, legata alla natura "non essenziale" dell'azienda.

Due visioni contrapposte che hanno portato ad una negoziazione ed un accordo, con l'accettazione della riduzione della forza lavoro da 10.000 a 2.500 persone.

Tutto chiaro? Non proprio perché la questione non si conclude qui. Secondo quanto riportato dai media Usa, la contea di Alameda aveva affermato di come le operazioni limitate nella fabbrica di Tesla non avrebbero consentito la produzione di veicoli.

Sembrava dunque che per lo stabilimento di Fremont fosse giunto il momento di lockdown, magari con quanto accennato da parte di Musk sempre su Twitter, con la possibilità da parte proprio di Tesla di produrre dei respiratori, se richiesto.

Fotogallery: 2020 Tesla Model Y

Produzione mantenuta

In realtà, i colleghi di electrek.co sono riusciti a ricevere una mail privata dell'azienda, in cui si percepisce la volontà di non interrompere la produzione, affermando come "nulla sia cambiato rispetto a ieri".

"Abbiamo chiesto solo ai dipendenti essenziali di lavorare nelle nostre sedi della Bay Area, mentre tutti gli altri possono lavorare da casa."

Il motivo è semplice: Tesla considererebbe la sua produzione come "un'infrastruttura critica nazionale" e come gli "impiegati essenziali" comprendano tutti "gruppi di produzione, assistenza, consegne, prove e supporto".

Tesla ha inoltre confermato come non vi siano stati licenziamenti, aggiungendo come proprio per il pregresso impegno in Cina sia stato di lezione:

"Chi arriverà nella fabbrica di Fremont, avrà maschere da indossare durante il giorno, avrà la possibilità di misurazione della febbre prima dell'ingresso, e lavorerà alle giuste distanze e con la giusta pulizia".