Coronavirus, primi riflessi sulle miniere di litio in Cile
L’industria mineraria corre ai ripari per limitare i rischi di contagio ma per il momento la produzione tiene
La drammatica espansione del Coronavirus sta accelerando anche in Sudamerica, amplificando sempre di più l’impatto della pandemia a livello globale. Tra i Paesi colpiti ora c’è anche il Cile, secondo Paese al mondo per la produzione di litio, elemento fondamentale per le batterie delle auto elettriche, così come per quelle di tutti i device elettronici che siamo abituati a usare quotidianamente.
Prime misure di contenimento
Allo stato i contagi in Cile sono qualche centinaio, nulla a che vedere con i numeri che siamo purtroppo abituati a leggere in Italia, ma abbastanza da destare l’attenzione delle autorità locali, che hanno imposto nei giorni scorsi le prime misure di contenimento, fermando le scuole, chiudendo i confini e vietando gli assembramenti. Iniziative che si sono riflesse inevitabilmente sull’estrazione del litio, anche se i big del settore per ora rassicurano sulla tenuta della produzione.
SQM e Albemarle
“Abbiamo preso misure per mitigare l’impatto di questa emergenza sanitaria sui nostri lavoratori e sulle nostre operazioni”, ha scritto al regolatore finanziario cileno il colosso locale delle miniere, SQM.
Anche Albemarle, primo produttore al mondo di litio, ha confermato alla Reuters di aver ridotto al minimo indispensabile il personale impiegato nelle miniere cilene, sottolineando in ogni caso che, allo stato attuale, le estrazioni non ancora subito contraccolpi rilevanti.
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