La BMW X5 sarà disponibile anche a idrogeno. Ne vale davvero la pena?
La Casa di Monaco continua a spingere su una strategia multialimentazione. La tecnologia fuel cell è sviluppata con Toyota
BMW continua a percorrere una strada diversa rispetto a gran parte delle Case automobilistiche. La Casa di Monaco ha confermato che la prossima generazione della X5, infatti, sarà disponibile anche con alimentazione a idrogeno. Una scelta che la rende, insieme a Toyota, l'unico grande costruttore a credere ancora nelle celle a combustibile come possibile alternativa alle BEV.
Una decisione controcorrente che, però, solleva anche una serie di interrogativi: perché continua su questa strada? E poi, che senso ha continuare a investire in questa tecnologia in un momento in cui BMW stessa sta rivedendo al ribasso le proprie previsioni economiche?
Come funziona la X5 a idrogeno
Torniamo al prodotto. La futura X5 Fuel Cell sarà un'auto elettrica a tutti gli effetti. A muoverla sarà un motore elettrico alimentato da una cella a combustibile che produce energia facendo reagire idrogeno e ossigeno, con il solo vapore acqueo come emissione.
La tecnologia è stata sviluppata insieme a Toyota, partner storico di BMW su questo fronte, e utilizza due serbatoi in fibra di carbonio capaci di immagazzinare idrogeno compresso a 700 bar. Una piccola batteria agli ioni di litio recupera l'energia in frenata e fornisce potenza supplementare nelle fasi di maggiore richiesta.
I vantaggi sono noti. Il rifornimento richiede appena tre o quattro minuti, l'autonomia è paragonabile a quella di un moderno SUV diesel e non esistono tempi di attesa per la ricarica. Inoltre, le prestazioni restano costanti anche nei climi più freddi, senza gli effetti che le basse temperature possono avere sulle batterie. Per chi percorre molti chilometri ogni giorno, l'esperienza d'uso è molto simile a quella di un'auto tradizionale.
I problemi non mancano
Dall'altra parte, però, i limiti continuano a essere significativi. Le stazioni di rifornimento sono ancora pochissime, soprattutto fuori da Germania, Giappone e Corea del Sud, mentre l'idrogeno verde è disponibile in quantità limitate e a costi elevati. Insomma, manca l'infrastruttura e non c'è grande convenienza economica.
BMW iX5 Hydrogen (2026)
C'è poi il tema dell'efficienza energetica: considerando produzione, compressione, trasporto e conversione dell'idrogeno in elettricità, una fuel cell sfrutta circa il 25-35% dell'energia iniziale, contro il 70-80% di un'auto elettrica alimentata direttamente dalla rete. È uno dei motivi per cui molti analisti ritengono che questa tecnologia sia più adatta ai mezzi pesanti che alle automobili.
Non sorprende quindi che quasi tutti i costruttori abbiano progressivamente abbandonato questa strada. Mercedes ha chiuso i programmi dedicati alle auto a idrogeno, Stellantis, Renault, Ford e il Gruppo Volkswagen hanno scelto di concentrare le risorse sulle batterie, mentre Hyundai continua a sviluppare la tecnologia ma con un ruolo molto più marginale rispetto al passato. A credere davvero nelle fuel cell per le vetture restano soprattutto Toyota e BMW, che condividono gran parte dello sviluppo tecnologico.
BMW iX5 60 xDrive (2026)
Cosa succede in BMW
La domanda, allora, non riguarda tanto la validità tecnica dell'idrogeno, quanto la sua sostenibilità industriale. BMW ha recentemente rivisto al ribasso le proprie prospettive finanziarie e annunciato misure di contenimento dei costi, in un momento in cui il settore deve sostenere investimenti miliardari per elettrificazione, software e guida assistita. Destinare risorse anche a una tecnologia che oggi rappresenta una nicchia può sembrare una scelta difficile da giustificare.
Per la Casa di Monaco, però, la risposta è diversa. L'obiettivo non è scommettere sull'idrogeno al posto delle batterie, ma evitare di puntare tutto su un'unica soluzione. Se nei prossimi anni la produzione di idrogeno verde dovesse crescere e le infrastrutture diventare più capillari, BMW si troverebbe già pronta.
Se invece il mercato continuerà a premiare quasi esclusivamente le elettriche, gli investimenti nelle fuel cell rischieranno di trasformarsi in un costoso esercizio di lungimiranza. È una scommessa che oggi sembra riguardare soltanto due costruttori.
Tra qualche anno scopriremo se avevano visto più lontano degli altri oppure se avevano semplicemente insistito sulla strada sbagliata.
Fotogallery: BMW iX5 60 xDrive (2026)
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