Il piano Usa (con il Pentagono) per svincolarsi dalla Cina finisce nel cassetto. E intanto l’Europa protegge i settori strategici

È inutile negarlo: il Coronavirus non muterà solo le abitudini di tutti noi. Il suo impatto deflagrante sull’economia, ancora da decifrare appieno, finirà infatti per stravolgere anche molti equilibri geopolitici consolidati o che si stavano formando, come quello sulle batterie.

Già, perché se l’Occidente stava faticosamente provando a colmare il gap con la Cina su questa tecnologia decisiva, il terremoto del Covid-19 potrebbe rimescolare le carte. Oltreoceano, in particolare, si parla già di un possibile slittamento di molti progetti di circa due anni. Il tutto mentre in Europa, in termini più complessivi e legati non solo alle batterie, si comincia a correre ai ripari per proteggere le industrie strategiche da possibili scalate straniere. Ma vediamo meglio cosa sta succedendo.

Progetto in pausa

Negli Stati Uniti il dilagare della pandemia rischia di mettere ko il piano messo a punto dalla Casa Bianca per frenare il controllo cinese sulle materie prime strategiche per le batterie, dal litio al cobalto, passando per le terre rare. Un controllo che Pechino sta estendendo anche grazie allo “shopping” in Sud America e Africa (vedi alla voce Cile e Congo rispettivamente per litio e cobalto). La strategia di Trump, lo ricordiamo, prevedeva una forte spinta all’esplorazione mineraria domestica.

“Stiamo mettendo tutto in pausa”, spiega alla Reuters Keith Phillips, numero uno di Piedmont Lithium, azienda tra le più impegnate nelle ricerche in Nevada, mentre l’analista di Morningstar, Seth Goldstein, nota che “il Coronavirus potrebbe causare un ritardo dei progetti di 1 o 2 anni, il che finirà per favorire la Cina”.

Il coinvolgimento del Pentagono

Lo scorso anno era sceso in campo addirittura il Pentagono per supportare l’industria mineraria a stelle e strisce, promettendo l’impiego del Defense Production Act nel settore, che coinvolge gli organismi militari per garantire l’approvvigionamento di determinate attrezzature. Una normativa che a breve gli States potrebbero applicare al settore sanitario per combattere il Covid-19.

Adesso, secondo molte società minerarie, il Pentagono potrebbe rinviare a data da destinarsi il suo supporto sul fronte batterie. “L’indipendenza americana su queste materie prime è indispensabile”, rimarca il presidente di UCore Rare Metals, Pat Ryan, mentre l’ex generale e membro del board sulle terre rare Usa, Paul Kern, insiste: “In questo momento così difficile dobbiamo cercare di non perdere di vista anche altre questioni fondamentali per il Paese”.

E l’Europa?

Nel Vecchio Continente ancora non si è acceso un dibattito dedicato ai riflessi del Covid-19 sul futuro delle batterie, comparto che in ogni caso sia l’attuale Commissione che la precedente hanno preso molto sul serio, varando e promuovendo la Battery Alliance Ue di cui abbiamo scritto molto in passato.

Tuttavia, a livello industriale, la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula Von Der Leyen, ha annunciato ieri la pubblicazione di nuove linee guida per il controllo degli investimenti esteri in Europa. Un modo per scongiurare possibili scalate di soggetti extra-Ue in settori strategici. “Servono misure precauzionali se vogliamo uscire da questa crisi mantenendo immutata la nostra forza”, ha scandito Von Der Leyen. E speriamo che possa essere davvero così, aggiungiamo noi.