L’industria dell’auto chiede un time-out dei vincoli ambientali
L'automotive scrive alla Commissione Ue per far slittare le normative ambientali a causa del Coronavirus: l’Europa è davanti a un bivio
Sale il pressing dell’industria automotive per rallentare, causa Coronavirus, la transizione green del comparto. In una lettera inviata alla presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, infatti, il settore si è mosso in maniera compatta per chiedere sostanzialmente un rinvio degli effetti delle normative sulle emissioni, che comportano in primis pesanti multe per le Case auto che non rispettano l’ormai famigerato tetto dei 95 g/km di CO2 (qui la guida sull’esatto funzionamento delle multe).
A firmare la lettera - che segue a stretto giro dall’appello in questo senso del presidente dell’Anfia Paolo Scudieri - tutte le diverse anime dell’industria: Acea (l’associazione dei costruttori), Clepa (fornitori di componentistica), Etrma (produttori di pneumatici) e Cecra (riparatori).
Tutto fermo
“In questo momento abbiamo dovuto fermare tutte le attività di produzione, test e omologazione e questo stop sconvolge i piani che avevamo fatto per prepararci a rispettare per tempo le leggi presenti e future”, scrivono le associazioni, chiedendo espressamente “un ritocco delle tempistiche” delle normative.
La lettera prosegue sostenendo che la volontà di fondo non sarebbe quella di “mettere in discussione queste misure, né gli obiettivi di sicurezza stradale, lotta ai cambiamenti climatici e protezione dell'ambiente”, ma si tratterebbe solo di una richiesta contingente motivata solo dall’emergenza Covid-19. Certo è però che molte Case, come noto, erano già ampiamente in ritardo nel traguardare i target e sarebbero andate incontro a multe certe.
Europa al bivio
“Senza nuove entrate, molte società si troveranno ad affrontare notevoli problemi di liquidità nel breve e medio termine”, avverte infine la lettera, parlando a ragione di un “impatto senza precedenti” sull’industria.
La palla passa quindi ancora una volta alla Commissione Ue, che davanti a sé ha due strade per salvare un settore essenziale con i suoi 13,8 milioni di occupati: vanificare tutti gli sforzi degli ultimi anni allentando la presa sulle tematiche ambientali o fare della transizione green un’opportunità di sviluppo, come sostenuto dall’Agenzia internazionale dell’energia.
La speranza è che non venga fatta la scelta più semplice e miope, ma che insieme alla BCE si trovi il coraggio di alimentare con le risorse necessarie la ripresa del settore senza perdere di vista la sostenibilità. Staremo a vedere.
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