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Auto elettriche, la svolta per le colonnine sta arrivando dall’Europa
Al via la revisione della direttiva sulle ricariche: si pensa a target minimi vincolanti per i vari Paesi. Ecco come funziona il piano

Federico Gasparini 
Di: Federico Gasparini
7 apr 2020 alle 14:15
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L’Europa scende in campo per spingere la mobilità elettrica e lo fa andando a toccare un tasto decisivo: le colonnine di ricarica. La Commissione Ue ha infatti avviato ieri la revisione della direttiva 2014/94/EU, meglio nota come Dafi, relativa alle infrastrutture per i carburanti alternativi, inclusa quindi l’elettricità, che del testo è la protagonista assoluta.
Si tratta di un passaggio determinante per lo sviluppo dell’auto elettrica nel Vecchio Continente e l’intento di Bruxelles è chiarissimo: “Aziende e privati adotteranno questi veicoli solo se saranno convinti di poterli usare ovunque e senza limitazioni. Avere un’infrastrutture sufficiente è essenziale”. E sempre ieri, tra l'altro, sono stati i costruttori a chiedere garanzie su questo fronte anche per camion e veicoli commerciali, parlando della necessità di 90.000 punti di ricarica dedicati entro 10 anni.
Il piano d’azione
Nella valutazione d’impatto del provvedimento, l’esecutivo Ue sottolinea di puntare a un “network di ricarica denso, accessibile, affidabile e semplice da usare”, che, riconosce, “ad oggi ancora non esiste in tutta Europa”. Al punto che in questa fase il nodo infrastrutture, che pure molte aziende stanno provando a risolvere con i propri piani, resta “una barriera” per chi vorrebbe un’auto a zero emissioni.
L’orientamento della Commissione in questa fase preliminare è quello di presentare i problemi del settore e ipotizzare delle possibili soluzioni. Il processo di revisione della direttiva passerà infatti innanzitutto attraverso una consultazione degli stakeholder che si concluderà il 4 maggio, con l’obiettivo di arrivare a chiudere il nuovo testo entro il primo trimestre 2021.
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Obiettivi minimi vincolanti
“Lo sviluppo delle infrastrutture è all’inizio e nonostante i tassi di crescita elevati, la quota di mercato di questi veicoli è ancora bassa”, osserva l’esecutivo Ue, sottolineando però che i provvedimenti già adottati a livello comunitario, come i limiti alla CO2 auto e i target minimi di auto ecologiche per le pubbliche amministrazioni, accelereranno sensibilmente la crescita del comparto. E quindi, le infrastrutture dovranno tenere almeno il passo. Ma si vuole fare di più.
In particolare, sono quattro le aree su cui si concentrerà l’intervento: aumentare le colonnine sul territorio, assicurare l’interoperabilità, informare meglio i consumatori e sviluppare maggiormente le infrastrutture “smart”, in grado quindi di dialogare con la rete elettrica (il riferimento potrebbe essere implicitamente al V2G). Da notare che tra le ipotesi al vaglio per aumentare il numero di colonnine c’è anche quella di target minimi vincolanti da applicare a tutti i Paesi membri.
I benefici per l’ambiente
Una rete di ricarica del tutto sviluppata e interoperabile, oltretutto, avrebbe secondo i tecnici di Bruxelles anche l’effetto di accrescere la competizione tra gli operatori, contribuendo a livellare il più possibile verso il basso i costi.
E più in generale, conclude il documento della Commissione, il progressivo abbandono dei carburanti fossili “avrà numerosi effetti positivi sull’ambiente, come la riduzione delle emissioni di CO2 e degli inquinanti locali, specialmente di particolato e ossidi di azoto, ma anche una diminuzione dell’inquinamento acustico, i cui rischi sono spesso molto più impattanti di quanto si creda.
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