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Camion elettrici, “in 10 anni servono 90.000 punti di ricarica in Ue”

Appello dei costruttori: “Senza una rete simile impossibile centrare il target di 200.000 mezzi zero emission al 2030”. Piani e numeri

Tesla Semi exterior blue trailer driving

Federico Gasparini Federico Gasparini

Di: Federico Gasparini

6 apr 2020 alle 14:31

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L’emergenza Coronavirus ci ha ricordato nuovamente, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza dell’autotrasporto. Nelle città vuote (o almeno così dovrebbero essere) e lungo le autostrade deserte, infatti, migliaia di veicoli commerciali ci assicurano ogni giorno di poter trovare supermercati e farmacie riforniti, ma non solo.

Anche questo settore però non può sottrarsi alla sfida della decarbonizzazione e ce lo ricorda oggi ACEA, l’associazione europea dei costruttori, chiarendo che per centrare i primi target "green" fissati lo scorso anno per i mezzi pesanti bisognerà garantire la diffusione di 90.000 punti di ricarica pubblici dedicati entro un decennio. Un impegno preciso chiesto alle istituzioni e indicato come conditio sine qua non per poter vedere su strada al 2030 i 200.000 camion elettrici necessari per centrare i traguardi indicati dall’Europa in termini di emissioni. La stessa ACEA, vale ricordarlo, ha chiesto nei giorni per le auto un sostanziale time-out dei vincoli ambientali.

Traguardi ambiziosi

"Naturalmente ora il nostro settore è alle prese con i problemi immediati legati all’emergenza Coronavirus", spiega Henrik Henriksson, numero uno veicoli commerciali di ACEA e CEO di Scania, “nonostante ciò, non perdiamo di vista gli obiettivi climatici a lungo termine, né l'industria né i decisori politici possono permettersi di dimenticarsene".

Lo scorso anno, lo ricordiamo, l’UE ha fissato i primi obiettivi di riduzione della CO2 del comparto, che prevedono un taglio delle emissioni del 15% al 2025 e del 30% al 2030. “Traguardi estremamente impegnativi sulla strada verso la neutralità climatica”, osserva Henriksson, notando che “per raggiungere queste riduzioni così drastiche ci siamo impegnati a portare sul mercato un numero crescente di camion a zero emissioni”.

Ad oggi però i numeri sono ancora impietosi: nel 2019 il 97,9% dei mezzi venduti era diesel, lo 0,1% a benzina, l’1,7% a gas naturale, lo 0,2% a batteria e lo 0,1% ibrido elettrico. E se i calcoli di ACEA indicano che al 2030 serviranno 200.000 camion elettrici per centrare i target, vuol dire che le vendite devono crescere di 28 volte nei prossimi 10 anni rispetto ai 700 veicoli elettrici oltre le 3,5 ton immatricolati lo scorso anno.

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Tabella di marcia serrata

Per far prendere piede ai mezzi elettrici però è indispensabile una rete di ricarica adeguata e l’appello dei costruttori va proprio in questa direzione. “Un’infrastruttura densa dedicata ai camion è uno dei prerequisiti per raggiungere un trasporto su gamma decarbonizzato”, rimarca Henriksson, “l’Europa deve introdurre entro il 2025 impegni vincolanti per almeno 37.000 punti di ricarica elettrica e 50 stazioni di riferimento di idrogeno, oltre a 750 aree per il rifornimento di Gnl per i veicoli a gas liquefatto”.

Del resto, ricorda l’esponente ACEA, i mezzi pesanti elettrici non possono certo utilizzare le normali colonnine per le auto e anzi, serve anche quanto prima “un processo di standardizzazione” per questo network dedicato.

“Gli investimenti infrastrutturali avranno bisogno di un significativo supporto finanziario e amministrativo dell’Europa e dei Governi nazionali”, conclude l’associazione, “gli operatori dei trasporti, in particolare, dovrebbero essere incentivati a investire in stazioni di ricarica dei depositi accessibili magari anche a terzi”.

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Fotogallery: Tesla Semi

Tesla Semi

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Foto di: Steven Loveday

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