Motus-E si rivolge al Governo: “Il decreto Rilancio non dirotti sul diesel le risorse già stanziate per le alimentazioni alternative”

Insieme alla partita sulla Fase 2 del trasporto pubblico si gioca per certi versi anche il futuro degli autobus sostenibili. Già, perché stando alle bozze che stanno circolando del decreto Rilancio (lo stesso in cui si parla di nuovi fondi per gli incentivi auto e di bonus per bici elettriche e micromobilità), sul tavolo ci sarebbe anche l’ipotesi di sospendere il vincolo di utilizzo per le alimentazioni alternative dei fondi previsti dal Piano strategico nazionale per la mobilità sostenibile fino al 2024.

In questo modo, spiega Motus-E, si lascerebbero “di fatto liberi gli operatori di scegliere qualsiasi motorizzazione per le flotte bus, anche quelle più inquinanti”.

In nodo dell'urgenza

A giustificare la situazione, sarebbe la necessità di acquistare con urgenza nuovi mezzi per far fronte alla diminuzione della portata dei veicoli per via delle precauzioni anti contagio. Tuttavia, sostiene in una nota l’associazione italiana della eMobility, “la scelta non è condivisibile”, pur “comprendendo le esigenze di maggiore flessibilità per aziende ed Enti Locali”.

Del resto, insiste Motus-E, anche la stessa associazione delle società del TPL “non solo non richiede un acquisto urgente di mezzi diesel”, ma anzi evidenzia come "la produzione di mezzi richiederebbe tempi variabili che vanno dai 18 ai 36 mesi". Di conseguenza, aggiunge Motus-E, “se l'approvvigionamento in tempi brevi di nuovi mezzi non è né auspicato né ritenuto fattibile, non sussistono ragioni sufficienti per modificare le scelte strategiche già previste dal piano decennale”.

Una frenata sull'elettrico

Un intervento simile, secondo Motus-E, “andrebbe a totale detrimento dei fondi destinati dal piano nazionale per il rinnovo delle flotte in base a precisi criteri di sostenibilità ambientale” e “sconfesserebbe il decreto ministeriale con cui, solo due mesi fa, si erano destinati 2,2 miliardi di euro al rinnovo ‘sostenibile’ dei mezzi pubblici cittadini e anche il decreto ministeriale con cui si erano stanziati 398 milioni di euro a favore dei Comuni che nel biennio 2018-2019 hanno registrato alti livelli di pm10 e biossido di azoto”.

“L’emergenza sanitaria non può comportare come conseguenza la deroga agli obiettivi di transizione energetica”, taglia corto l’associazione, rimarcando oltretutto che “in un periodo in cui gli Enti Locali devono far fronte a spese ingenti derivanti dalla crisi, le trazioni elettriche sono quelle che – in un calcolo a vita intera – potrebbero consentire una consistente riduzione di costi per le Amministrazioni, oltre ai benefici ambientali”.

La richiesta al Governo quindi è molto chiara, ossia che “il trasporto pubblico possa continuare a viaggiare nella direzione dell’elettrico, solcando la stessa coraggiosa e lodevole traccia segnata con il decreto ministeriale di gennaio”.