Con l'acquisto di Jump, Lime diventa ora l'azienda più grande al mondo in un settore in rapida ascesa come quello della micromobilità

La micromobilità urbana era considerata un terreno fertile già prima dell’emergenza Covid-19; adesso sembra una vera e propria terra di conquista. In Corea del Sud, fulgido esempio di ripresa post pandemia, il mercato è cresciuto del 14% rispetto ai mesi antecedenti il lockdown.

Per questo, soprattutto il panorama dello sharing sta cambiando velocemente. Dall’essere frazionato tra tanti operatori più o meno strutturati in più di un caso inizia a consolidarsi nelle mani di realtà sempre più grandi e competitive. In questo senso va anche la recentissima (manca solo la conferma ufficiale) acquisizione di Jump da parte di Lime. Che pone fine ai "misteri" sulla sparizione delle bici rosse dalle strade di Roma, che nel frattempo si sta riempiendo di monopattini elettrici (saranno fino a 16.000).

Lime caput mundi

La storia ricorda un po’ quanto successe nell’industria automobilistica europea (e italiana in particolare) nella seconda metà del secolo scorso. Con la concentrazione di tante realtà indipendenti all’interno dei grossi gruppi odierni.

Ma torniamo ai monopattini, in Europa la leadership è contesa tra Bird e Lime, due società americane che hanno capito che è in Europa che il mercato crescerà più velocemente. Bird a inizio anno ha acquistato la tedesca Circ per consolidare la propria presenza nel Vecchio Continente. Oggi Lime fa lo stesso con Jump, diventando l’azienda più grande al mondo nel settore.

Un’operazione da 170 milioni di dollari

Lo fa grazie ad una raccolta fondi che ha fruttato 170 milioni di dollari e che vede tra i principali investitori la stessa Uber, Alphabet e Bain Capital Ventures. Uber, attore protagonista in questa operazione, potrà addirittura acquistare Lime nel 2022, se lo riterrà conveniente.  

La notizia era nell’aria da tempo, ma la sparizione improvvisa dei mezzi marchiati Jump dalle strade delle principali città europee fa pensare non solo che l’operazione del passaggio di proprietà sia già avvenuta, ma che si stia provvedendo al rebranding di bici e monopattini. In realtà, fonti autorevoli dicono che i mezzi Jump, al momento, siano fermi dentro alcuni magazzini e che il loro futuro è ancora incerto.

Tutta colpa di Uber

Nell’attesa di sapere che fine faranno tutti i mezzi Jump ritirati, è interessante notare come sia Lime sia Jump siano collegate a Uber, che ha investito in entrambe. Prima in Jump e adesso in Lime. Proprio la riorganizzazione di Uber è all’origine della fusione/acquisizione.

L’azienda, per contrastare la crisi degli ultimi mesi, ha infatti avviato un profondo processo di riallocazione delle risorse, concentrandosi sul proprio core business e razionalizzando gli altri servizi, come ad esempio Uber Eats, non più disponibile in molte città dove era entrato in funzione.

lime monopattini

C’è un’altra questione. Fino al mese scorso Dara Khosrowshahi, Ceo di Uber, affermava che le app di Lime e Jump sarebbero rimaste entrambe attive, adesso viene da pensare che la seconda sarà fatta confluire all’interno della prima.

Certamente, con un passaggio il meno traumatico possibile per gli utenti di Jump, che salteranno (è proprio il caso di dirlo) sull’altra piattaforma. È la stessa cosa che sta succedendo ai dipendenti di Jump, che sono stati spostati su altri progetti di proprietà di Uber.

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