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Le colonnine di ricarica diventano un caso: polemica sul Piano nazionale
L’associazione Motus-E al Governo: “Fondamentale coinvolgere gli stakeholder per uno sviluppo infrastrutturale organico”. Le richieste

Federico Gasparini 
Di: Federico Gasparini
13 lug 2020 alle 14:25
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Un importante pezzo del futuro della mobilità elettrica in Italia si sta giocando in queste ore. In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e della conversione in legge del decreto Semplificazioni, che porta con sé grosse novità per lo sviluppo della rete di ricarica (anche se non mancano le criticità), c'è infatti anche un’altra partita fondamentale: quella del Pnire.
Di cosa si tratta? Del Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici di ormai prossima adozione, su cui si è accesa oggi una polemica per via del mancato coinvolgimento degli stakeholder del settore.
Lavorare tutti insieme
A portare a galla il nodo è Motus-E, l’associazione di riferimento per la mobilità elettrica in Italia, spiegando che i contenuti del piano risultavano essere già nella seduta del 9 luglio al vaglio della Conferenza Unificata Stato-Regioni, che però ha rinviato la discussione del testo.
“Per fortuna”, sottolinea Motus-E, “perché crediamo sia necessario che un dossier così importante venga pubblicamente condiviso con gli stakeholder del settore per una revisione sana e partecipata”.
Del resto, insiste l’associazione, si tratta di un provvedimento "in grado potenzialmente di accorciare il gap con gli altri Paesi europei e di contribuire in maniera decisiva allo sviluppo del mercato automotive elettrico". E, per questo, "necessita di un coinvolgimento ampio di attori istituzionali, industriali, della ricerca e della società civile".
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Metodo, ma anche merito
Proprio per questa ragione l’associazione avrebbe auspicato un seguito alla prima consultazione svolta nei mesi scorsi al ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del cosiddetto Tavolo Automotive.
Ma al di là del “metodo”, critiche arrivano anche sul merito dei contenuti del documento. “Innanzitutto è fondamentale non proseguire sul modello dell’asset ownership dei Comuni”, rimarca Motus-E, “che finora non ha portato a uno sviluppo di progetti significativo, tanto che i fondi residui della prima fase tuttora ammontano a circa 30 milioni di euro”.
In tal senso, la proposta è quella di chiedere una deroga alle regole europee sugli aiuti di Stato, come già fatto da Germania e Romania, per coinvolgere gli operatori di mercato nell’infrastrutturazione nazionale.

Alta potenza e interoperabilità
L’associazione punta il faro anche su alcuni aspetti “pratici”, a partire dal fatto che i fondi a disposizione andrebbero “primariamente destinati alle infrastrutture ultra veloci”, oltre i 100 kW, “sia in ambito autostradale/extraurbano sia in nodi selezionati in ambito urbano”.
Non solo, perché bisognerà anche destinare risorse “ai Comuni in cui non c'è convenienza economica da parte degli operatori ad installare” e, per quanto riguarda gli aspetti tecnici, “ci aspettiamo che vengano disciplinati in maniera compiuta il tema della interoperabilità e quello dell’utilizzo di metodi di pagamento elettronici”.
Parola agli utilizzatori
In conclusione, per Motus-E “una previa condivisione del documento e degli obiettivi connessi sarebbe in grado di rispondere in maniera più puntuale alle esigenze non solo degli operatori dei servizi di ricarica”, ma anche e soprattutto “dei fruitori di quei servizi, per costruire una rete infrastrutturale davvero conveniente e realmente a misura d’utente".
L’auspicio dell’associazione quindi è quello di poter apportare il proprio contributo tecnico al Pnire e agli altri dossier caldi per lo sviluppo della eMobility (decreto Semplificazioni in testa) “per far sì che questi importanti strumenti normativi possano concorrere in maniera determinante ad un proficuo sviluppo della mobilità elettrica nel nostro Paese”.
Anche perché, come abbiamo visto, il mercato dell'elettrico viaggia a gonfie vele e con i prossimi incentivi fino a 10.000 euro l'ingresso nel mondo elettrico può diventare sempre più vantaggioso.(guarda qui le 10 auto elettriche più economiche con le nuove agevolazioni).
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