Il punto sull'infrastruttura nazionale nell'appuntamento annuale di Motus-E, tra la necessità di "potenza" e quella di "copertura"

Durante le tavole rotonde organizzate in occasione dell’appuntamento annuale di Motus-E, associazione di riferimento per la mobilità elettrica del nostro Paese, si è affrontato naturalmente anche il tema dell’infrastruttura di ricarica (dopo le stoccate dei giorni scorsi sul Piano nazionale). 

Tra wallbox private e colonnine pubbliche, la rete sta crescendo. Non è ancora al pari di quelle presenti in altri Paesi europei, ma nell'immediato fino ad oggi era abbastanza adeguata al numero di auto “alla spina” in circolazione sulle nostre strade. Ora, però, serve necessariamente un cambio di passo. E come è emerso: tanta strategia e pianificazione.

Obiettivo 100.000 punti di ricarica

Durante il webinar, al quale hanno preso parte Maurizio Delfanti (amministratore delegato RSE), Alessandro De Guglielmo (Country Manager Italy di Ionity), Diego De Lorenzis (Vicepresidente della Commissione Trasporti alla Camera) e Massimo Leonardo (Principal Strategy & PWC), il primo dato emerso è stato quello che per servire correttamente il mercato l’Italia ha bisogno di 100.000 punti di ricarica complessivi. Siamo a poco più della metà.

Ma il problema, che ha spiegato lo stesso Delfanti, “non è tanto inerente la cifra in sé, quanto la possibilità di definire un piano d’espansione coordinato”. La complessità di questo aspetto deriva dal fatto che lo sviluppo delle colonnine è lasciato alle imprese private, senza monopoli e senza concessioni. Ma questa scelta richiede la necessità di un coordinamento a diversi livelli istituzionali: nazionale, regionale, provinciale e comunale.

Colonnine ricarica CHAdeMO

Servono procedure standard

Lo conferma anche De Guglielmo, che spiega come una realtà come Ionity, che in Italia ha 8 stazioni attive e 10 in costruzione, si è trovata spesso degli interlocutori impreparati al momento di richiedere concessioni e permessi.

“È necessario avviare workshop in modo da stabilire un filo rosso da seguire nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica", ha detto, "ci siamo trovati a dover procedere in modi completamente diversi da una Regione all’altra”.

“Non è questione di mala gestione – ha aggiunto De Guglielmo – ma piuttosto del fatto che di fronte ad una cosa nuova ci si muove ancora senza delle linee guida che aiuterebbero sia le aziende che operano sul mercato sia le istituzioni”.

Interessante a considerazione a latere dell'argomento sull'espansione dell'infrastruttura riguardante il ruolo di Ionity nella diffusione dell'auto elettrica. "Una colonnina rapida come la nostra - ha infatti spiegato De Guglielmo - sarà utilizzata da un numero ristretto di persone e anche abbastanza raramente. Sapere però che in caso di necessità si può ricorrere ad una ricarica ultrafast, con pochi tempi di attesa, rassicura l'automobilista, che solo per la nostra presenza sul territorio si sente più sicuro nel passaggio ad una vettura a zero emissioni".

New IONITY fast chargers

Ragionare ad ampio raggio

Tra i motivi per cui in Italia si vive questa situazione ci sono anche questioni culturali e storiche. “Dal punto di vista del legislatore – ha spiegato De Lorenzis – si può fare tanto. Lo Stato può sostenere la mobilità green con misure concrete come i già attivi incentivi all’acquisto o con la defiscalizzazione delle colonnine, ma deve ragionare più ad ampio raggio".

"Anche perché - ha aggiunto - il momento post-covid che stiamo vivendo offre anche delle opportunità come i fondi europei per la ripartenza economica. È chiaro che non potranno essere utilizzati a sostegno di comparti industriali e schemi tradizionali ma dovranno sostenere nuovi comparti allineati con i piani del green new deal”.

Wallbox Chargers

Sta alle Istituzioni, però, capire non tanto quanti soldi potersi far dare dall’Europa, quanto piuttosto come investirli per creare un volano che generi un meccanismo di crescita e di investimenti che acceleri la ripartenza attraendo nuovi player privati e incrementando i livelli occupazionali.

Tra rete privata e rete pubblica

Altro nodo da sciogliere quando si parla di espansione dell’infrastruttura è quello di capire dove andare a piazzare le colonnine.

“In Italia la wallbox privata è molto attraente e rassicurante – ha affermato Leonardo – Si sa che si arriva a casa la sera, si attacca l’auto alla corrente di casa per tutta la notte e si paga quello che si consuma. Ma questa soluzione non è sufficiente e quindi bisogna affiancarla da una rete pubblica".

E oltretutto "il 40% degli italiani non ha un posto (garage o parcheggio) dove poter installare una wallbox domestica e questo accade soprattutto nelle grandi città, dove la mobilità elettrica deve diffondersi più rapidamente per la presenza di ZTL e per questioni legate all’inquinamento atmosferico”.

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Una crescita organica

La rete pubblica, quindi, dovrà crescere ancora. E lo dovrà fare secondo due criteri: demand driven e coverage driven.

Da un lato, si dovrà intervenire, come si è fatto sino ad ora, per rispondere a reali esigenze di mercato. Al crescere delle auto elettriche cresceranno anche le colonnine perché le aziende vedranno nascere opportunità di crescita. Non si può paragonare l’Italia a paesi come la Norvegia o l’Olanda: là ci sono più colonnine, ma ci sono anche molte più vetture a batteria.

Dall’altro si dovrà tenere conto anche del fatto che non si potranno lasciare completamente sguarnite regioni dove le auto elettriche rappresentano ancora una rarità. Proprio per cercare di far crescere l’intero territorio nazionale a velocità comparabili.