Le rinnovabili crescono ma il rimbalzo globale dell'economia rischia di essere alimentato dai combustibili fossili: l'allarme della Iea

Crisi sanitaria ed economica sono “solo” la punta dell’iceberg degli effetti provocati dalla pandemia. Anche il settore energetico - e a cascata l'ambiente - è infatti in sofferenza, come dice il Global energy review 2021 dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea).

La principale autorità mondiale in materia ha stimato per quest’anno un significativo aumento della domanda di combustibili fossili, che sarà accompagnato da una crescita delle emissioni del 5%. Ma il contesto è in chiaroscuro, perché il rimbalzo post-Covid premierà anche le rinnovabili, con un miglioramento dell’8%.

La notizia negativa

In generale, la pandemia ha ridotto la domanda globale di energia, ma la campagna vaccinale è un faro di speranza per la ripresa economica, che secondo l’Iea invertirà la rotta, portando la produzione al 6% in più rispetto al 2020. Anche la domanda di energia crescerà, precisamente del 4,6%.

Il problema è che buona parte di quest’aumento sarà soddisfatto dai combustibili fossili. La richiesta di carbone aumenterà del 4,5%, portando con sé una crescita delle emissioni pari quasi al 5%, o a 1.500 Mt. L’anno scorso c’era stata una diminuzione dell’80%.

È soprattutto l’Asia a essere affamata di carbone (quattro quinti di tutta la domanda), con la Cina protagonista in negativo: la metà dell’incremento viene dalla Grande Muraglia. L'India pensa addirittura di costruire nuove centrali. Insieme al carbone, cresce anche il gas: +3,2%.

Come l’ultima volta

I numeri sono stati commentati sul Guardian da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Iea: “È tutto scioccante e molto inquietante. Da un lato, i Governi dicono che il cambiamento climatico è la loro priorità, ma dall’altro, assistiamo al secondo aumento di emissioni più grande nella storia. È davvero deludente”.

centrale carbone

Birol ha già visto uno scenario molto simile dopo la crisi del 2010, quando gli Stati hanno cercato di rivitalizzare le loro economie investendo sui combustibili fossili a basso costo, ma portando la CO2 ad aumentare del 6%: “Sembra che siamo sulla buona strada per ripetere gli stessi errori”, ha ammonito. “Sono più deluso oggi rispetto a undici anni fa”.

La buona notizia

Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Se già l’anno scorso, la domanda di rinnovabili era cresciuta del 3%, questo trend è destinato a continuare grazie al rimbalzo post-pandemia. La richiesta di energie pulite avrà un’espansione dell’8% rispetto al 2020 e registrerà il più grande aumento visto finora in termini assoluti: 8.300 TWh. La maggior parte del merito è da attribuirsi all’eolico e al fotovoltaico, che contribuiranno per due terzi all’espansione delle rinnovabili, la cui produzione rappresenterà quasi un terzo di tutta l’elettricità. A guidare la cavalcata sono Cina (questa volta protagonista in positivo), Ue e Usa.

Guardando solo all’Italia e tornando indietro di un anno, il rapporto del Gestore servizi energetici (Gse) sulla diffusione delle Fonti energetiche rinnovabili (Fer), dice che lo Stivale è uno degli Stati più virtuosi in Europa. Nel 2019 le energie pulite si sono sviluppate in tutti i settori: dal termico, all’elettrico e ai trasporti. Il nostro Paese è terzo nel Vecchio Continente, dopo Germania e Francia, per consumi complessivi di energia da Fer ed è uno dei 14 membri dell’Ue ad aver già raggiunto il proprio obiettivo per il 2020 (17%). Si conferma così la tendenza vista tra il 2004 e il 2018.