Un report statunitense conferma: in 10 anni il gas naturale sarà superato da eolico e fotovoltaico, ma non è ancora abbastanza

In principio era il vento. Partirà proprio dall’eolico la rivoluzione energetica made in USA, che con l'elezione di Joe Biden ha subito una forte accelerazione. Il settore farà da traino fino al 2024, rappresentando i due terzi dell’aumento delle rinnovabili. Poi, dopo la fine del credito d’imposta sulla produzione, sarà la volta dell’energia solare che supererà l’eolica entro il 2040.

Gli impianti fotovoltaici saranno la scelta più redditizia su scala industriale e commerciale, ma anche per piccole realtà, grazie ai crediti d’imposta sugli investimenti che, del 30% fino al 2024, perdureranno, sebbene ridotti al 10%, fino al 2050. Entro questa data la generazione solare rappresenterà circa l’80% delle rinnovabili.

Un enorme potenziale

L’analisi, pubblicata dalla Energy Information Administration’s (EIA) nell’Annual Energy Outlook 2021, ha tenuto conto dei costi che le tecnologie delle rinnovabili avranno nel futuro, paragonandole ai prezzi delle fonti tradizionali di energia. Secondo le previsioni, il gas naturale e i combustibili fossili rimarranno una costante, rappresentando circa un terzo della produzione totale fino al 2050. Il carbone e il nucleare, invece, dovrebbero diminuire drasticamente.

Fonti rinnovabili: eolico e solare

Così le rinnovabili, che in Europa sono già oltre il 50%, arriverebbero a rappresentare il 42% della produzione di elettricità complessiva. Un progresso positivo ma non sufficiente perché non in grado di sfruttare l’enorme potenziale degli Stati Uniti. Il paese, secondo uno studio della UC Berkeley, avrebbe le carte in regola per essere alimentato per il 90% da fonti rinnovabili entro il 2035.

Passi ancora troppo piccoli

Nonostante le risorse, la transizione energetica procede ancora troppo lentamente. Tanto più se si considera che le previsioni dall’EIA potrebbero essere addirittura ottimistiche. Infatti, stando ad un’analisi realizzata a dicembre dal Solar Power World, allo stato attuale dei crediti d’imposta sul solare, il 30% sarà richiedibile solo per i progetti la cui costruzione sia iniziata nel 2019. La percentuale scende al 26% per quelli nati nel 2020 e al 22% per i lavori iniziati nel 2021.

Stando così le cose il vantaggio economico sarebbe ben inferiore rispetto a quello stimato dalla EIA, il che potrebbe rallentare ulteriormente la tanto attesa transizione energetica americana. Da qui la richiesta rivolta al Congresso da parte dell’industria solare di estendere i crediti d’imposta al 30% per altri cinque anni. Toccherà al presidente Joe Biden mostrare quanto il tema ambientale sia per lui una priorità.