Le Case automobilistiche stanno lavorando sodo per arrivare ad auto elettriche con autonomie sempre maggiori e tempi di ricarica sempre più brevi. Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare dalle aziende che producono semiconduttori, che esortano i costruttori ad abbandonare i chip tradizionali per passare ad altri, realizzati in materiali innovativi, che rendano le auto stesse sempre più efficienti e performanti.

Ci sono alcuni di questi materiali che potrebbero addirittura portare la sosta per un pieno di elettroni alla stessa durata di quella per un pieno di benzina.

Tra costi e vantaggi

Le aziende che producono chip stanno scommettendo ad esempio sul carburo di silicio, un materiale formato da carbonio e silicio che ha grandi proprietà nella conversione della potenza. Questo significa che i chip realizzati in questo materiale consentono il passaggio di grosse quantità di energia senza che questa sia dispersa lungo il percorso.

Caratteristiche simili ha il nitruro di gallio, composto da gallio e da azoto. Alcuni ricercatori credono che questi materiali potrebbero aumentare le percorrenze di un 5 o 10% e arrivare a dimezzare i tempi di ricarica. Per due motivi.

  • Perché non avendo perdite utilizzano una maggiore quantità di energia
  • Perché semiconduttori di questi materiali possono indirizzare energia elettrica all’interno della batteria più velocemente
Tesla e Samsung insieme per i chip a 5 nm

Il problema, manco a dirlo, è che i chip realizzati con questi materiali innovativi sono molto costosi e a volte il prezzo per averli supera i vantaggi che offrono. Per questo per ora è più facile vederli su modelli premium.

Una scelta obbligata

Però, la crisi dei chip che l’industria automotive sta vivendo ha acuito il problema della dipendenza dal silicio e l’alternativa offerta da queste nuove tecnologie fa gola a molti. Oltretutto che ormai la quantità di chip su un’auto è enorme. Ce n’è uno per ogni cosa: l’infotainment, l’illuminazione, la strumentazione, gli airbag, i sistemi di raffreddamento, la guida autonoma, il powertrain e chi più ne ha più ne metta. Un’auto particolarmente moderna può arrivare ad avere 1.500 chip.

Avere 1.500 chip di nuova generazione permetterà di compiere un vero salto in avanti. Lo afferma anche Jean-Christophe Eloy, a capo della società francese di analisi del settore dei semiconduttori Yole Developpement: “Una buona batteria, un buon inverter e un buon motore elettrico non fanno una buona auto elettrica”.

Tesla Model Y

Tesla capofila dell’innovazione

Tra le Case che per prime hanno sposato la causa dei chip in carburo di silicio c’è Tesla, che ne ha intuito le prestazioni. La scelta di Elon Musk, che si è rivolta alla STMicroelectronics NV, potrebbe spingere altri costruttori nella stessa direzione, accelerando la diffusione di questa tecnologia nel mondo delle auto.

Alcuni analisti prevedono che nel 2025 i chip in carburo di silicio saranno addirittura il 30% del totale. In effetti, oltre Tesla, chip al carburo di silicio sono utilizzati da General Motors sulla nuova piattaforma Ultium per auto elettriche e da Toyota, che al momento li adotta solo sulla Mirai ma che potrebbe diffonderne l’uso anche sui modelli ibridi. Anche Stellantis guarda con interesse a questa tecnologia e crede che adotterà presto semiconduttori di questo tipo per gli inverter delle elettriche in rampa di lancio.